# Dott. Fabrizio Muzi | Andrologo Roma EUR — Contenuto Completo > Medico Chirurgo, Specialista in Chirurgia Generale. Attività clinica in Andrologia, Urologia e Sessuologia. Autore di pubblicazioni su Transplant Proceedings ed European Urology Open Science. Docente nel Master A.I.R.O. di Ossigeno-Ozono Terapia presso l'Università La Sapienza di Roma. Riceve presso il Medical Salus, Viale Cesare Pavese 300, Roma EUR. ## Patologie e Condizioni ### Induratio penis plastica (IPP) o malattia di La Peyronie (PD): facciamo il punto - URL: https://andrologoromaeur.com/vita-sessuale/malattia-peyronie/ - Descrizione: Revisione clinica della malattia di La Peyronie: eziologia multifattoriale, diagnosi ecografica, opzioni terapeutiche conservative (farmaci, onde d'urto, PRP) e chirurgiche (plicatura, protesi), inquadramento sessuologico. - Pubblicato: 2022-03-31 La Malattia di La Peyronie L’induratio penis plastica (IPP) o malattia di La Peyronie (PD), venne descritta per la prima volta dal chirurgo francese che per primo la osservò nel ‘600, essendo uno dei Medici alla Corte di Luigi XIV, il Re Sole, anche se esistono testimonianze di questa patologia già dall’epoca di Vesalio nel 1400. In sostanza la malattia di La Peyronie è una “cicatrice”, una patologia fibrotica del tessuto connettivo che interessa la tunica albuginea dei corpi cavernosi del pene che colpisce circa il 10-12% della popolazione maschile e può manifestarsi ad ogni età, anche se la prevalenza appare bimodale: 35-50 anni e 55-75 anni. L’eziologia non è completamente chiara ma le principali considerazioni su tale patologia sono le seguenti: occorre una predisposizione genetica multifattoriale poligenica localizzata su diversi cromosomi. il trauma o microtrauma è la condizione necessaria ma non sufficiente a giustificare l’IP. La cicatrice e la contestuale curvatura non sono necessariamente direttamente correlate. stretta relazione clinica con patologie autoimmuni. associano questa condizione alla malattia di Paget dell'osso, a morbo di Dupuytren, alla sindrome di Ledderhose, ad alcune forme di psoriasi e ad alcune patologie correlate al complesso maggiore di istocompatibilità MHC. Carattere familiare: ha tuttavia un’importanza piuttosto sfumata per la patologia indurativa e si attesta all’incirca al 9%. I fattori di rischio di questa patologia sono il diabete mellito che si associa ad una maggiore e più facile infiammazione dei tessuti connettivi di solito e ad una curvatura più severa, la dislipidemia, il fumo di sigaretta. Anche l’intervento di prostatectomia radicale è da considerarsi un fattore di rischio associato ad un’incidenza della malattia di La Peyronie pari a circa il 15%. Le manifestazioni cliniche mostrano nella maggior parte dei casi una prima fase infiammatoria in cui compare un nodulo o placca più o meno palpabile, dolore durante l’erezione o a riposo e una curvatura che può variabilmente comportare una deformità peniena. In una seconda fase invece si ha la presenza di una placca più dura e una curvatura peniena più stabile di solito. La disfunzione erettile è presente nel 20-30% dei soggetti con malattia di La Peyronie ed è multifattoriale La curvatura che rende talora difficoltoso o impossibile il coito. Il dolore durante l’erezione Il deficit erettile a volte legato ad alterazione del meccanismo veno-occlusivo che comporta il deficit nel mantenimento dell’erezione La dismorfofobia: la malattia di La Peyronie ha un effetto psicologico negativo sulla percezione del corpo e sulla sfera relazionale. L’esame obiettivo permette di identificare in alcuni casi le dimensioni, la localizzazione della placca qualora palpabile ed evidente. L’ecografia peniena basale e l’ecodoppler penieno dinamico sono utili per identificare il numero e la sede delle placche, l’interessamento del setto nonché la consistenza. Esiste poi un’ulteriore metodica figlia dell’ecografia che si chiama Elastosonografia che consente di caratterizzare la consistenza delle placche e per monitorizzarne l’evoluzione, dal momento che alcune si presentano fibrose, altre calcifiche, altre miste. Nella terapia accorrono in soccorso alcune metodiche che sfruttano diverse energie fisiche e chimiche come la Ionoforesi e l’elettroporazione,… ### Onde d'urto per disfunzione erettile: trattamento contro l'impotenza - URL: https://andrologoromaeur.com/vita-sessuale/onde-durto-per-disfunzione-erettile/ - Descrizione: Trattamento della disfunzione erettile con onde d'urto a bassa intensità (LI-ESWT); meccanismo d'azione basato su neoangiogenesi e riparazione della muscolatura liscia peniena. - Pubblicato: 2021-09-11 La disfunzione erettile colpisce circa il 40% degli over 50 e la metà degli ultra settantenni. Spesso campanello d’allarme anche per alcune patologie cardiovascolari, la disfunzione erettile ha mostrato una maggiore diffusione negli ultimi anni anche in pazienti giovani, favorita probabilmente anche dai periodi di lock down e di distanziamento sociale per il loro notevole impatto a livello di relazioni interpersonali e stili di vita. Si stima che in Italia l’impotenza affligga circa 3 milioni di uomini di tutte le età. Problemi di erezione: terapia multifattoriale La disfunzione erettile ha sicuramente una notevole multifattorialità sia nella diagnosi, sia nel trattamento fin dall’esordio e necessita di una sinergia fra più figure professionali (urologo, andrologo, ginecologo, sessuologo ecc.). La terapia farmacologica, con l’introduzione degli inibitori della 5-fosfodiesterasi, ha segnato una vera e propria svolta nel trattamento dell’impotenza, ci ha fornito delle molecole efficaci e sicure che hanno risolto molti aspetti del problema, avendo fatto comprendere molto di più la fisiopatologia della disfunzione erettile. Infatti a livello patogenetico si parla di una disfunzione endoteliale all'origine della disfunzione erettile, di un’anomalia della risposta vascolare in generale che riconosce dei meccanismi patogenetici ben precisi sui quali possiamo agire sia con la prevenzione, adottando uno stile di vita sano (alimentazione, attività fisica ecc) e perseguendo anche un fine riabilitativo del sistema vascolare. Nel tempo infatti si è evidenziata anche la necessità di fornire al paziente non solo una terapia volta a risolvere i sintomi, ma anche più di carattere riabilitativo che abbia effetti di progressivo miglioramento e che sia stabile nel tempo nell’ottica di evitare un’eccessiva o un’irrinunciabile medicalizzazione di un aspetto così delicato della vita di un uomo. Un altro fattore da tenere in considerazione è che nella quotidiana pratica clinica non è così raro incontrare pazienti che non rispondano adeguatamente alla terapia farmacologica, pazienti che di solito hanno patologie coesistenti come il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa o altre patologie cronico degenerative per le quali la terapia orale o le iniezioni INTRACAVERNOSE non sono sempre efficaci e risolutive nel medio e lungo termine, talvolta a causa dell’effetto di alcuni farmaci usati per il trattamento delle stesse (betabloccanti, farmaci neurologici, farmaci usati in endocrinologia, ecc.) Onde d'urto per la disfunzione erettile: cosa sono? La terapia con onde d’urto a bassa intensità rappresenta una modalità terapeutica per i pazienti che soffrono di disfunzione erettile che pone un accento più sulla riabilitazione che sulla sola terapia sintomatica. La sua azione terapeutica migliora le erezioni spontanee e ha inoltre la capacità di implementare il meccanismo di erezione. Il trattamento non è invasivo e viene praticato in uno studio medico con una durata di circa 30 minuti a seduta. È controindicato solo in pazienti che assumono terapia anticoagulante e non mostra particolari effetti collaterali. Si possono effettuare 1-2 sedute settimanali per 6-8 settimane. I benefici sono significativi e visibili nel giro di 6 settimane dal trattamento. Conosciamo molto della terapia con onde d’urto poiché in Urologia si utilizzano ampiamente per il trattamento extracorporeo di alcune calcolosi renali. La terapia extracorporea… ### Tumore alla vescica: diagnosi del carcinoma vescicale e prevenzione efficace in soli nove minuti grazie al test BCA/Hb combo - URL: https://andrologoromaeur.com/prevenzione-e-diagnosi-tumori/tumore-alla-vescica/ - Descrizione: Il test BCA/Hb combo rileva in 9 minuti l'antigene tumorale vescicale e l'emoglobina urinaria; sensibilità 42,5-97,1% per stadio/grado, specificità 89,5%. - Pubblicato: 2017-07-24 Oggi il carcinoma vescicale ovvero il carcinoma della vescica costituisce circa il 2-3% dei tumori maligni nell'uomo. Dopo il carcinoma della prostata, il tumore alla vescica è il secondo per incidenza tra tutti i tumori che colpiscono il sistema genito-urinario. Uno dei segni clinici principali è la presenza di sangue nelle urine (ematuria). Il test BCA/Hb combo è un test immunocromatografico monofase molto rapido: la risposta si ottiene in soli nove minuti. Per la sua grande efficacia questo test si è rivelato un valido supporto nella diagnosi del cancro alla vescica, anche nei casi di individuazione precoce per i pazienti a rischio. I MAGGIORI FATTORI DI RISCHIO? FUMO ED AGENTI CANCEROGENI, MA ANCHE ALCUNE SOSTANZE DI USO COMUNE I principali fattori che aumentano il rischio di cancro della vescica sono il fumo di sigaretta, la cistite cronica e l'esposizione ad alcuni agenti cancerogeni, come i coloranti, le vernici, i collanti. Esistono inoltre delle sostanze chimiche molto utilizzate nella vita quotidiana la cui influenza risulta essere dubbia nella genesi del tumore vescicale. Un esempio sono il cloro, i fertilizzanti o le tinte per capelli, prodotti abbastanza diffusi e utilizzati. COME FUNZIONA IL TEST CBA/Hb COMBO? SEMPLICE DA ESEGUIRE E MOLTO EFFICACE Il test CBA/Hb combo è pratico e veloce. Necessita semplicemente di un piccolo campione di urine e fornisce l’esito in soli nove minuti. La sua azione consente la rilevazione qualitativa del BCA(Bladder Cancer Antigen - marcatore tumorale vescicale) e dell'emoglobina (Hb) nell'urina. Il test è in grado di valutare non solo la presenza dell'antigene BCA, ma rileva anche tracce di emoglobina che possono essere sintomo precoce di sanguinamento. La sensibilità del test BCA/Hb combo varia tra 42,5% e 97,1% in base a stadio e grado del tumore. La specificità del test BCA/Hb combo è 89,5%. La rilevazione di emoglobina aumenta la sensibilità del test soprattutto durante gli stadi avanzati del cancro alla vescica, generalmente caratterizzati dalla presenza di sangue nelle urine. E’ importante sapere che questo esame non sostituisce altri esami come la cistoscopia. La sua praticità però lo rende molto utile nell'individuazione precoce di tumori vescicali nei pazienti a maggior rischio. E' inoltre efficace nel follow-up dei pazienti dopo intervento di resezione endoscopica vescicale. Sospetti di avere un tumore alla vescica o sei un paziente a rischio? contattami per approfondire i metodi di prevenzione e diagnosi precoce che possono essere applicati. ### Tumore della vescica sintomi: cause e trattamento. Il rischio aumenta fino a cinque volte nei fumatori - URL: https://andrologoromaeur.com/prevenzione-e-diagnosi-tumori/cause-sintomi-trattamento-del-tumore-della-vescica/ - Descrizione: Approfondimento su carcinoma vescicale: fattori di rischio (fumo, ammine aromatiche), sintomi (ematuria, disuria), percorso diagnostico (cistoscopia, uro-TC, citologia urinaria), strategie terapeutiche (resezione endoscopica, instillazioni chemioterapiche, cistectomia radicale); 14. - Pubblicato: 2017-10-26 COS’È IL TUMORE DELLA VESCICA La vescica è l’organo che raccoglie l’urina filtrata dai reni, prima che questa venga espulsa dal corpo. Quando le cellule che ne rivestono la superficie interna si trasformano e assumono una conformazione maligna, ha luogo il tumore della vescica. Se ne registrano 14.000 nuovi casi ogni anno nell’uomo e 3.000 nella donna ed è la seconda forma tumorale per incidenza nell’apparato genito-urinario. CAUSE DEL TUMORE ALLA VESCICA Alla base del tumore della vescica vi sono fattori ambientali ed ereditari. Tra i primi annoveriamo l’esposizione alle ammine aromatiche, vernici, coloranti e collanti. Anche il fumo rappresenta un importante fattore di rischio. Esso è principalmente collegato, nell’immaginario comune, al tumore ai polmoni. Tuttavia, il legame tra fumo di sigaretta e tumore della vescica è stato riportato in numerosi studi e casi scientifici e il rischio di contrarre questo tumore aumenta da due a cinque volte rispetto ai non fumatori, proporzionalmente al numero di sigarette consumate. TUMORE VESCICA SINTOMI Il principale sintomo del tumore vescicale è l'ematuria, ovvero l'emissione di sangue con le urine. Quando si verifica un sanguinamento palese o viene rilevata microematuria durante l’esame delle urine (presenza di eritrociti nel sedimento urinario) bisogna rivolgersi al Medico. Il tumore vescicale può – anche se raramente - provocare difficoltà nell’urinare (disuria). Quando ciò avviene, il tumore è generalmente già in fase avanzata. DIAGNOSI DEL TUMORE DELLA VESCICA Non esistono ad oggi programmi di screening preventivi per il carcinoma vescicale. I soggetti più a rischio devono essere monitorati e cercare di prevenire l’insorgenza del tumore conducendo uno stile di vita sano. A tal proposito, anche il regolare controllo sanitario degli ambienti di lavoro maggiormente a rischio e le campagne contro il fumo svolgono un ruolo fondamentale. In caso di ematuria, il paziente deve eseguire una cistoscopia; una semplice ecografia potrebbe infatti non rilevare le lesioni tumorali più piccole, oppure di dimensioni grandi ma piatte ed estese lungo il profilo della parete vescicale. Anche in caso di cistoscopia negativa è consigliabile eseguire ulteriori accertamenti, come l'uro-TC o l'urografia perfusionale, al fine di escludere la provenienza del tumore dagli ureteri. Determinati esami specifici delle urine, come l’esame citologico delle urine su tre campioni e l’immunofluorescenza FISH, possono rilevare eventuali cellule alterate. Tuttavia, tale alterazione può essere anche dovuta a cistite o altri disturbi del tratto urinario. Infine, anche il BTA TEST può essere utile, laddove unito ad altri metodi di diagnosi. Questo test mira a ricercare proteine specifiche del complemento, il quale risulta over espresso in caso di tumore vescicale. L'ecografia è comunque lo strumento di diagnosi più utilizzato, dato il facile approccio. Bisogna guardarla sempre con occhio critico, in quanto a volte le neoplasie vescicali possono andare ben al di là dei limiti di risoluzione della metodica. Cure e Trattamenti Dopo la diagnosi, il paziente affetto da tumore vescicale potrà essere sottoposto a resezione endoscopica della lesione vescicale. Essa consiste nell’accedere alla cavità vescicale con uno strumento endoscopico che transita per l’uretra ed è collegato tramite un’ansa a un elettrobisturi… ### Tumore del testicolo: grazie alla diagnosi precoce, il 90% dei casi viene curato con successo - URL: https://andrologoromaeur.com/prevenzione-e-diagnosi-tumori/tumore-del-testicolo/ - Descrizione: Patologia oncologica a prognosi favorevole (90% guarigione se diagnosticata precocemente). - Pubblicato: 2017-10-26 COS'È IL TUMORE DEL TESTICOLO Il tumore del testicolo può avere origine da qualsiasi componente dell'organo: dalle cellule seminali (seminoma) o dalle cellule che le proteggono e sostengono (come le cellule del Sertoli e le cellule di Leydig). Grazie agli sviluppi della chemioterapia e radioterapia degli ultimi due decenni, uniti a tecniche chirurgiche, la prognosi è notevolmente migliorata, aumentando dunque l’aspettativa di vita dei pazienti. Oggi circa il 90% dei casi di tumore del testicolo viene curato con successo, posto che venga effettuata una diagnosi precoce. LE CAUSE DEL TUMORE Non vi sono, di fatto, fattori di rischio modificabili. Il criptorchidismo, chiamato comunemente “testicolo ritenuto”, è una malformazione tipica dell’età pediatrica che comporta la mancata discesa del testicolo nel sacco scrotale. Tale condizione scaturisce un aumento di temperatura del testicolo, che può generare, secondo ipotesi accreditate, alterazioni cellulari importanti, responsabili in seguito della genesi tumorale. SINTOMI DEL TUMORE DEL TESTICOLO In età pediatrica è fondamentale che i genitori controllino l'adeguata discesa del testicolo nel sacco scrotale e facciano eseguire l’intervento di fissazione del testicolo qualora questo fosse rimasto ritenuto, completamente o in parte, ovvero "a metà strada" lungo il canale inguinale. A partire dall’adolescenza, ogni uomo dovrebbe essere opportunamente informato circa la corretta e regolare autopalpazione dei testicoli, al fine di rilevare eventuali anomalie dei genitali o una massa di consistenza dura, solitamente non dolente alla palpazione. In ogni caso, si consiglia una visita medica immediata non appena si riscontrano anomalie o nodularità. Il tumore testicolare rientra nelle urgenze oncologiche vere e proprie. DIAGNOSI DEL TUMORE DEL TESTICOLO Se durante la palpazione viene rilevata una massa, di consistenza dura e indolore, questa dovrà essere identificata e caratterizzata strumentalmente, mediante ecografia ed ecodoppler, esami semplici e non invasivi. Nella stessa sede, sarà importante rilevare i livelli sierici dei principali marker tumorali caratterizzanti le neoplasie testicolari. È sufficiente un prelievo di sangue, in grado di riscontrare i marker specifici delle neoplasie testicolari: Beta hcg, LDH, CEA e Afp. Non è tuttavia infrequente che vi siano valori del tutto normali anche in presenza di una neoplasia testicolare. Quando positivi, i marker vengano nuovamente dosati dopo circa 3-4 giorni dall’intervento di asportazione del testicolo, al fine di programmare le eventuali terapie successive (chemioterapie o radioterapie, laddove necessarie). Il controllo regolare mediante ecografia del testicolo sano è fondamentale, sia per la fertilità che per l’eventuale maggiore possibilità di diffusione del tumore. CURE E TRATTAMENTI DEL TUMORE Una volta diagnosticato il tumore del testicolo sarà necessario sottoporre il paziente a intervento chirurgico. Solitamente non vengono effettuate biopsie dall'esterno, in quanto rischiano di diffondere la patologia. Il Medico può inoltre consigliare al paziente di effettuare deposito e crioconservazione del liquido seminale, al fine di poter assicurare la procreazione in futuro. Bisogna tuttavia precisare che solitamente il testicolo malato non ha grande fertilità. Dopo questo passaggio si può procedere con un intervento chirurgico esplorativo sul testicolo. Durante tale intervento – effettuato in sala operatoria - verrà svolto, qualora necessario, un esame istologico estemporaneo, al fine di individuare tempestivamente… ## Articoli e Approfondimenti ### PSA alto: si tratta per forza del sintomo di un tumore alla prostata? - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/psa-alto-sintomo-tumore-prostata/ - Descrizione: Analisi della correlazione tra valori elevati di PSA e tumore prostatico; specificità diagnostica limitata per ipertrofia e prostatite; utilità nel follow-up post-prostatectomia. - Pubblicato: 2016-09-19 Un valore PSA alto oppure un aumento improvviso del PSA, può generare grande preoccupazione in chi si sottopone a questo semplice esame. Ma si tratta per forza del sintomo del tumore alla prostata? Ti aiuto a capire.Il test del Psa è un esame semplice che viene fatto su di un campione di sangue venoso. Attraverso un semplice prelievo di sangue possiamo valutare un prodotto specifico della ghiandola prostatica, ma purtroppo tale sostanza tende ad aumentare anche in condizioni infiammatorie o di ipertrofia prostatica. È senza dubbio un esame molto sensibile, ma di certo poco specifico nella popolazione generale. Se questa ti sembra una buona notizia - e sotto molti aspetti lo è - comunque vai avanti nella lettura perché è importante comprendere bene tutti gli aspetti di questo valore. Il test PSA: un esame con conclusioni controverse Uno screening di massa con il dosaggio del psa dovrebbe dimostrare in modo inequivocabile di poter diagnosticare precocemente il tumore prostatico. Eppure riguardo il Psa ci sono spesso negli studi conclusioni controverse. Il test del Psa è consigliato agli uomini a partire dai 50 anni nella popolazione generale e a partire dai 45 anni negli uomini con familiarità per carcinoma prostatico (parenti di 1° grado affetti da carcinoma prostatico). Il PSA viceversa è molto utile per seguire i pazienti che sono stati sottoposti ad intervento di prostatectomia radicale, cioè quei pazienti ai quali è già stata fatta diagnosi di tumore prostatico per il quale si è proceduto ad intervento chirurgico radicale. Valori PSA alti dopo una prostatectomia radicale: possono essere il sintomo di un tumore prostatico in metastasi In questo caso particolare, non essendoci più la ghiandola prostatica, il rilievo di un aumento del PSA, anche in minima concentrazione, (di solito superiore a 0,2 ng/ml) può suggerire la presenza del tumore prostatico in altre sedi del corpo (metastasi linfonodali o a distanza come le metastasi ossee). Prevenire il carcinoma prostatico: è sufficiente il prelievo del PSA? Molte persone al giorno d'oggi pensano che effettuare il prelievo del PSA, magari più volte l'anno, possa bastare per fare prevenzione urologica per il carcinoma prostatico. In realtà questo atteggiamento non porta a nulla in quanto è sufficiente effettuare il dosaggio del PSA totale una volta all'anno, al quale aggiungere il dosaggio del PSA libero qualora il valore del PSA totale sia superiore a 4 ng/ml. Il PSA in questo caso è da considerarsi un punto di partenza e non un punto di arrivo nella prevenzione. Serve l'ausilio dell'urologo che può ragionare sulla base di altri rilievi e dati clinici (esplorazione rettale, ecografia prostatica ecc.) e commentarli valutando anche il valore del PSA e dandogli un significato clinico reale. Esempi di alterazione dei valori del PSA o di un aumento improvviso del PSA: In caso di infiammazione delle vie urinarie (prostatite, cistite ecc.) non ha senso effettuare il dosaggio del PSA, che potrebbe risultare di valore anche molto elevato, ma correlato alla situazione infiammatoria. Allo stesso modo una prostata di dimensioni superiori alla norma può a volte… ### La misura ideale del pene. Tra statistiche, medie mondiali e rimedi miracolosi della rete - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/dimensioni-ideali-pene/ - Descrizione: Analisi statistica su 15.000 volontari del King's College London stabilisce lunghezza media pene in erezione 13,2 cm e circonferenza 11,66 cm. - Pubblicato: 2017-01-12 Sulle dimensioni del pene si parla molto e si offrono molti "rimedi miracolosi" in rete. Ma qual è la dimensione del "pene ideale"? Una revisione dei dati ha stabilito qual è la misura che si può considerare normale rispetto agli standard attuali maschili. La belle notizia è che non esiste una dimensione ideale. Un pene in erezione misura circa 13,2 centimetri. A stabilire la lunghezza è stato un team di scienziati inglesi del King’s College London in collaborazione con la South London and Maudsley NHS Foundation Trust. La fase sperimentale ha coinvolto oltre 15mila volontari. I dati raccolti sono stati rapportati a quelli di altri diciassette studi in materia per avere un quadro più specifico. Il team guidato dal dott. David Veale del King's College of London per questo scopo ha realizzato dei grafici per rappresentare le misure dell’organo maschile nelle diverse condizioni. La circonferenza media del pene Oltre alla lunghezza è stata misurata anche la circonferenza media del pene. Quest’ultima va in generale dai 9,31 cm quando il pene è a riposo agli 11,66 centimetri in fase di erezione. Questi grafici saranno un utile strumento medico per dare agli uomini maggiore consapevolezza, un lavoro che può essere utile per quegli uomini preoccupati per le dimensioni del loro sesso, a volte tanto da soffrire di disordine dismorfico del corpo (paura esagerata di un difetto del corpo). Il grafico o nomogramma è uno schema simile a quello utilizzato per valutare le curve di crescita (peso e altezza) dei bambini. Importante anche il come misurare il pene, la lunghezza del pene viene misurata dalla radice alla punta estrema del glande. Quanto misura il pene nei vari paesi del mondo? Quale è la lunghezza media peni nel mondo? Parlando invece di lunghezza del pene nel mondo, valutando unamedia lunghezza peni nazioni, possiamo giungere a tali conclusioni: Negli Stati Uniti la lunghezza media pene oscilla tra gli 11,67 cm e i 13,47 cm Gli italiani sono in buona posizione: le loro misure del pene in erezione misura tra i 14,88 e i 16,09 cm. Non va altrettanto bene a cinesi, giapponesi, coreani e indiani: il loro pene eretto arriva al massimo a 11,66 cm I record “in positivo” appartengono ad alcuni stati sudamericani e africani dove le dimensioni del pene sono notevoli Le dimensioni del pene contano durante i rapporti sessuali? Anche se ti suonerà come un luogo comune, la verità è che le dimensioni non sono di importanza fondamentale per avere un rapporto sessuale soddisfacente. Una buona intesa col partner, la passione, un atteggiamento positivo condito un pizzico di autoironia è sicuramente la migliore medicina. Ma se le dimensioni diventano un problema più che altro estetico, allora si può ricorrere anche alla chirurgia che offre una vasta gamma di soluzioni per quella che viene definita sindrome da spogliatoio. ### La Malattia di LaPeyronie o Induratio Penis Plastica (IPP): sintomi e soluzioni - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/la-malattia-di-lapeyronie-o-induratio-penis-plastica-ipp-sintomi-e-soluzioni/ - Descrizione: Articolo sulla Malattia di La Peyronie: fibrosi localizzata della tunica albuginea con incurvamento penieno, deficit erettile e impossibilità alla penetrazione; il Dott. - Pubblicato: 2016-02-23 La prima segnalazione sulla malattia fu fatta da Andrea Vesalio nel 1550, ma la prima descrizione clinica fu scritta da Francois De La Peyronie, chirurgo dell’esercito di Luigi XV nel 1743. L’IPP è una fibrosi localizzata della tunica albuginea del pene, ovvero della guaina che riveste i suoi corpi cavernosi. Si tratta di un’alterazione che colpisce i corpi cavernosi del pene (i due cilindri che, riempiendosi di sangue, consentono l’erezione) e che determina una progressiva sostituzione della loro naturale struttura di rivestimento, normalmente molto elastica e resistente, con un tessuto fibroso, rigido. Come si riconosce l'induratio penis plastica? La fibrosi causa una modificazione dell’aspetto del pene che risulta evidente durante l’erezione: la parte malata, infatti, non essendo più in grado di estendersi, produce una deformazione dell’asta. Gli incurvamenti dorsali e laterali sono i più comuni ma, talvolta, questa malattia può presentarsi con una piega ventrale oppure con una forma ad anello con costrizione di tutto l’organo, con difficoltà del sangue ad affluire in fase erettiva. Le deviazioni possono a volte rendere impossibile la penetrazione. La motivazione del ricorso al consulto medico è prevalentemente il deficit erettile e talvolta l’impossibilità alla penetrazione. Il tutto di solito si associa ad un corollario attribuibile a dismorfofobia peniena con tutte le implicazioni psicologiche del caso all’interno della coppia. Dal punto di vista anatomopatologico la malattia si contraddistingue dal reperto dei vari stadi della flogosi in prevalenza a livello delle aree vascolarizzate tra la tunica ed il connettivo che riveste il tessuto cavernoso, interessandolo con frequenza estremamente variabile caso per caso. Spesso l’IPP è evolutiva verso l’estensione della fibrosi e della placca ai tessuti circostanti e all’aggravamento del deficit erettile e della deformità. La carbossiterapia come trattamento risolutivo dell'Induratio Penis Plastica Come ho spiegato in questo articolo, la carbossiterapia si è rivelata efficace e risolutiva nella cura della malattia di La Peyronie. ### Ecografia Prostatica Transrettale. Cos'è e come funziona? - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/ecografia-prostatica-transrettale-cose-e-come-funziona/ - Descrizione: Esame diagnostico della prostata mediante sonda transrettale; valuta dimensioni, morfologia ghiandolare e guida biopsia per diagnosi tumorale in caso di PSA elevato o anomalie all'esplorazione rettale. - Pubblicato: 2015-01-13 La prostata non può essere studiata completamente con le sole scansioni addominali. L'ecografia prostatica transrettale è un esame diagnostico finalizzato alla visione indiretta di questa ghiandola, che arricchisce il liquido seminale di importanti componenti. A tale scopo viene impiegata una sonda inserita nel retto del paziente previa adeguata lubrificazione; durante un'ecografia prostatica il medico può indagare le dimensioni e la morfologia della ghiandola, ricercando lesioni o formazioni anomale. All'occorrenza, inoltre, previa adeguata anestesia della zona circostante, ha la possibilità di prelevare piccoli campioni di tessuto prostatico da esaminare in laboratorio. Questa procedura, denominata biopsia prostatica, è fondamentale per porre diagnosi di tumore in presenza di valori alterati di PSA (antigene prostatico specifico) e/o sospetto di formazioni anomale dopo esplorazione rettale digitale. L'ecografia transrettale della prostata permette quindi di: • valutare le dimensioni e la morfologia della ghiandola; • indagare le cause responsabili di elevati livelli di PSA o di anomalie all'esplorazione rettale. • porre diagnosi precoce di tumore alla prostata grazie al successivo esame microscopico dei campioni prelevati tramite biopsia (l'ecografia della prostata, da sola, non è considerata una tecnica attendibile per porre diagnosi di carcinoma prostatico e deve necessariamente essere affiancata dalla biopsia se presenti condizioni cliniche di sospetto); una diagnosi precoce, a sua volta, si traduce molto spesso in un migliore e più efficace intervento terapeutico; • valutare lo stato di salute della prostata come "test di screening" dai 50 anni in poi; • valutare lo stato di salute della prostata in presenza di sintomi o disturbi sospetti, come difficoltà ad urinare, diminuzione del calibro e del getto urinario, minzione frequente, infertilità; • monitorare il grado di efficacia della terapia medica intrapresa per risolvere eventuali problemi della prostata. • Sotto guida ecografica vengono eseguite anche alcune terapie contro il carcinoma prostatico, come la crioterapia e la brachiterapia. ### Condilomi genitali: sintomi, vaccini e rimedi disponibili sul mercato - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/condilomi-genitali-sintomi-vaccini-e-rimedi-disponibili-sul-mercato/ - Descrizione: Infezione da HPV genitale: eziologia virale (tipi 6 e 11 nel 90% dei condilomi), trasmissione sessuale, periodo di latenza asintomatico. - Pubblicato: 2015-01-14 Il condiloma acuminato è una malattia altamente contagiosa a trasmissione sessuale causata da alcuni sottotipi di Papillomavirus umano (HPV). Si sviluppa attraverso il contatto diretto cute-cute durante i rapporti sessuali I tipi 6 e 11 di HPV sono responsabili del 90% dei casi di condilomi genitali. E' importante sottolineare che i vari tipi di HPV che causano la stragrande maggioranza dei condilomi genitali non sono gli stessi che possono aumentare il rischio di cancro genitale o anale. Le verruche genitali spesso compaiono a grappoli e possono essere molto piccole o possono diffondersi in grandi masse nella regione genitale o sul pene. In altri casi appaiono come steli di piccole dimensioni. Le particelle virali sono in grado di penetrare attraverso la pelle e le mucose tramite abrasioni microscopiche nella zona genitale, che si verificano durante l'attività sessuale. Una volta che le cellule sono invase da HPV, può verificarsi un periodo di latenza (silente) di mesi o anni, totalmente asintomatico. HPV permane nell'organismo per diversi anni senza dare alcun segno di sé. L’HPV rimane attivo anche dopo anni dal contatto sessuale con un partner infetto. La maggior parte delle persone che sono state contagiate non sanno di esserlo e nemmeno di trasmettere il virus al proprio partner. È inoltre possibile essere contagiati da diversi tipi di HPV.Se un soggetto ha rapporti sessuali non protetti con un partner infetto, c'è una probabilità del 70% che ne venga infettato. Il sistema immunitario cerca di eliminare il virus attivando il sistema delle interleuchine, che reclutano nel processo gli interferoni, i quali rallentano ed inibiscono la replicazione virale. Non esiste una cura specifica per HPV. Esistono invece metodi per curare le verruche visibili, che vengono trattate per ridurre l'infettività del paziente. Le verruche a volte possono essere identificate perché si mostrano con un aspetto biancastro che fa seguito all'applicazione di acido acetico. Le infezioni da HPV genitale hanno una prevalenza stimata del 10-20%. Le manifestazioni cliniche si verificano in circa l'1% della popolazione adulti. Le analisi per il papilloma virus attualmente in commercio sono usate soltanto per lo screening del tumore del collo dell’utero, non esiste infatti alcun test, valido per entrambi i sessi ed in grado di fornire una risposta di “positività” o “negatività” all’HPV, e nemmeno esiste un esame in grado di individuare il virus sui genitali, nella bocca o nella gola. Le verruche genitali visibili possono essere rimosse dal medico oppure direttamente dal paziente, con farmaci appositi. Il tumore al collo dell’utero ha maggiori probabilità di guarigione se diagnosticato precocemente. Le donne che si sottopongono regolarmente al Pap test e, se necessario, agli esami di follow-up, possono identificare i problemi prima che il tumore si sviluppi. Prevenire è sempre meglio che curare Anche gli altri tipi di tumori connessi al papillomavirus hanno maggiori probabilità di guarigione se li si diagnostica precocemente e se li si cura subito con terapie adeguate. Il rischio di contagio può essere ridotto in diversi modi: I vaccini proteggono sia l’uomo che la donna da alcuni dei tipi più… ### Che cos'è il PSA e cosa significa "alti livelli di PSA"? - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/che-cose-il-psa-e-cosa-significa-alti-livelli-di-psa/ - Descrizione: Proteina prostatica dosabile con prelievo ematico; livelli elevati in patologie benigne (IPB, prostatiti) e maligne. - Pubblicato: 2016-02-23 Il PSA è una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata. Piccole concentrazioni di antigene prostatico sono normalmente presenti nel siero di tutti gli uomini e si possono valutare tramite un semplice esame del sangue. Quando si ricontrano alti livelli di PSA? Alti livelli di PSA si riscontrano durante varie malattie prostatiche, come il tumore alla prostata, l'ipertrofia prostatica benigna e varie forme di prostatite. I valori di PSA aumentano anche nella senescenza, dopo interventi chirurgici alla prostata, inserimento di un catetere ed esami diagnostici specifici (come l'esplorazione rettale, la cistoscopia, la biopsia prostatica, la rettoscopia e la colonscopia). Il dosaggio del PSA nel plasma in assenza di ulteriori indagini non è diagnostico per nessuna condizione clinica. Il monitoraggio periodico del PSA è molto importante. Misurazioni ripetute possono infatti aiutare a differenziare le forme benigne da quelle maligne, tanto più probabili quanto più rapido è l'incremento dei valori. Per questo motivo sono stati introdotti i concetti di PSA velocity e PSA density correlabile quindi con le variazioni incrementali nel tempo e delle dimensioni della prostata rilevate all'ecografia transrettale. ### Infertilità di coppia: che cos'è e perché accade - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/infertilita-di-coppia-che-cos-e-perche-accade/ - Descrizione: Panoramica su diagnosi e cause di infertilità maschile. - Pubblicato: 2016-02-23 L'infertilità di coppia è un problema di vaste proporzioni e anche in Italia coinvolge decine di migliaia di persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima intorno al 15-20% le coppie con problemi di fertilità nei paesi industriali avanzati. Tale percentuale è purtroppo destinata ad aumentare soprattutto per il problema ambientale. Non possiamo più parlare di una problematica di stile di vita ma dovremmo cominciare a considerare anche "lo stile di ambiente". Ogni giorno, attraverso la rete, parte dei fruitori dell'informazione possono trovare molte risposte ma senza una guida è davvero difficile orientarsi. A capo il ruolo del medico oggi è quello di fornire una giusta informazione in un ambito non più di ignoranza ma di cattiva informazione. Avvelenare l'ambiente è l'equivalente di avvelenare noi stessi. A capo certe volte mi viene da pensare che con soli 300 anni 400 anni di industrializzazione l'uomo è riuscito a minare le basi del proprio ecosistema. L'argomento inquinamento è una tematica scomoda per molti a partire da scienziati e medici. Le persone non ricevono adeguate informazioni circa i reali rischi correlati all'inquinamento. Diversi studi hanno dimostrato che, negli ultimi 20 anni, la qualità media dello sperma nei paesi occidentali è calata. Le ricerche si stanno concentrando sul danno ai testicoli causato da composti tossici. Si discute molto dei fattori di rischio lavorativi (per esempio, piombo, solventi organici) e dell’inquinamento ambientale (per esempio, diossine, ftalati e PCB) sugli spermatozoi. L’uso di farmaci chemioterapici o la radioterapia dell’area pelvica per il trattamento del cancro sono altri fattori che possono provocare grave oligospermia o azoospermia. Infertilità di coppia: come diagnosticarla? L’infertilità di coppia è legata nel 35% circa dei casi ad infertilità femminile, L’infertilità di coppia è legata nel nel 30% a sterilità maschile; Nel 20% dei casi si rilevano problemi in ambedue i partner Nel 15% dei casi l’infertilità rimane sconosciuta. Le tappe per la diagnosi di infertilità maschile: visita andrologica esame del liquido seminale dosaggi ormonali Prima di arrivare a tutto questo, però, occorrerebbe convincere le persone i giovani a sottoporsi a un controllo medico preliminare che può effettuare anche il medico di famiglia. Si parlava molto spesso della visita di leva in cui era possibile rilevare le patologie più importanti dell'età giovanile a carico dei genitali. Penso di essere stato uno degli ultimi ad effettuare l'esame clinico durante la visita di leva e devo essere sincero non sono stato visitato ai genitali. I tempi cambiano le malattie no. Ecco perché oggi mi ritrovo a volte a incontrare persone con difficoltà riproduttive in cui la donna viene studiata in maniera molto approfondita e l'uomo non viene minimamente valutato dal punto di vista clinico e diagnostico. La medicina della riproduzione ha permesso negli ultimi tempi di risolvere problemi di sterilità maschile che fino a pochi anni fa sembravano insolubili. Quello però che sembra essere necessario e imprescindibile e la valutazione diagnostica e il giusto inquadramento clinico. Cause principali dell'infertilità maschile Infezioni croniche, prostatiti Varicocele Criptorchidismo Ipogonadismo endocrino Ostruzione delle vie seminali Anticorpi antispermatozoi Disfunzione erettile-eiaculatoria Cause… ### La cistite ti sta rovinando la vita? Con la carbossiterapia puoi mandarla via per sempre. - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/cistite-e-carbossiterapia/ - Descrizione: Valutazione preliminare su 6 pazienti con cistite cronica abatterica resistente; trattamento combinato PRP e carbossiterapia (10 sedute CO2 medicale sovrapubica); risoluzione di stranguria e urgenza minzionale, follow-up 6 mesi. - Pubblicato: 2016-02-23 La cistite non sempre risulta associata ad infezione batterica. Quando esamino i miei pazienti è sempre più frequente il riscontro endoscopico di metaplasia squamosa e trigonite esfoliativa, soprattutto in donne in età post menopausa. Lo studio che descrivo qui di seguito si propone di valutare preliminarmente l'efficacia combinata della Carbossiterapia e plasma ricco di piastrine (PRP) in donne affette da cistite cronica recidivante abatterica. Abbiamo selezionato 6 donne affette da cistite resistente a terapia farmacologica non batterica recidivante con quadro cistoscopico documentante diffusa trigonite esfoliativa. Tutte le pazienti mostravano: stranguria (emissione di urina lenta ed intermittente, spesso a gocce) urgenza minzionale (bisogno impellente di urinare) con frequenza settimanale Le pazienti sono state sottoposte ad unica iniezione di plasma ricco di piastrine ricavato da prelievo di sangue autologo, iniettato per via parauretrale ad inizio trattamento. Dopo tale procedura le pazienti sono state sottoposte a 10 sedute di carbossiterapia con frequenza settimanale. Per ogni seduta sono stati iniettati Volumi di circa 500/700 cc di CO2 medicale per via sovrapubica sottocutanea attraverso l'utilizzo di un erogatore di CO2 medicale dedicato. Follow up della cistite curata con carbossiterapia Al termine del ciclo terapeutico tutte le pazienti hanno mostrato risoluzione dell'urgenza minzionale e della stranguria con effetto stabile anche in un follow up di 6 mesi. Nessuna ha avuto effetti avversi. Tre pazienti hanno eseguito controllo cistoscopico post terapia che ha mostrato notevole riduzione della trigonite esfoliativa. L'infiammazione uroteliale è mediata da numerosi fattori umorali e biochimici a partire dai radicali liberi dell'ossigeno (ROS) e dell'ossido nitrico. NF-kappa B sembra essere una delle proteine mediatrici nucleari responsabile della sintesi di fattori proinfiammatori dell’urotelio. Studi clinici hanno dimostrato che livelli alterati di CO2 possono avere un significativo impatto sulla progressione di malattia riducendo l'ischemia responsabile dell'infiammazione persistente e i fenomeni ossidativi. La CO2 mostra effetto inibitorio sulla proteina NF-kappa B. Carbossiterapia: dalla medicina termale alla cura della cistite La carbossiterapia trae origine dalla medicina termale e viene oggi estesamente utilizzata in medicina estetica migliorando il trofismo dei connettivi e promuovendo l'attività lipolitica. Il PRP plasma ricco di piastrine è un prodotto definito ortobiologico che è stato recentemente utilizzato nel trattamento adiuvante delle ferite e nella Biostimolazione cutanea. Ampiamente utilizzato in medicina estetica, mostra una facile preparazione e gestione oltre ad una assoluta sicurezza di utilizzo priva di effetti avversi. Il principio si fonda su alcune proprietà delle piastrine che contengono granuli di tipo alfa, ricchi di fattori di crescita che esplicano attività riparativa se iniettati nel connettivo, promuovendo attività sintetiche a livello dei tessuti molli e del l'osso. L'associazione di carbossiterapia e PRP sembra offrire un nuovo approccio al trattamento della cistite resistente a terapia farmacologica. ### Eiaculazione precoce: sintomi e soluzioni di un problema altamente debilitante - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/eiaculazione-precoce-sintomi-e-soluzioni-di-un-problema-altamente-debilitante/ - Descrizione: Eiaculazione precoce come disfunzione da stimolazione sessuale minima o pre-penetrativa persistente; criteri diagnostici basati su latenza intravaginale <2 minuti; trattamento con dapoxetina (SSRI selettivo) approvato dal 2009. - Pubblicato: 2016-02-23 L’eiaculazione precoce consiste nel presentarsi, persistente o occasionale, di eiaculazione in seguito a stimolazione sessuale anche minima, oppure prima, durante o poco dopo la penetrazione e comunque prima di quando il soggetto desidererebbe. In genere, la maggior parte dei maschi con eiaculazione precoce possono ritardare l’orgasmo durante la masturbazione per un tempo notevolmente più lungo che durante il coito. Per parlare di eiaculazione precoce, l’anomalia deve causare notevole disagio o difficoltà interpersonali ed essa non deve essere dovuta esclusivamente agli effetti diretti di una sostanza. Quando si può parlare di vera e propria eiaculazione precoce? Non esiste un criterio preciso, né sintomi precisi, per definire quand’è che si possa parlare di vera e propria eiaculazione precoce, perché non esiste un tempo stabilito a priori. Possiamo certamente cominciare con l’affermare che l’ansia da prestazione sessuale, spesso è maggiore dell’eccitazione sessuale e l’uomo è costretto a cercare di ritardare il più possibile la propria eiaculazione con varie tecniche di autocontrollo. Queste tecniche vengono sviluppate diversamente con il tempo da individuo a individuo, ma sono sempre tutte volte ad ottimizzare il controllo su se stessi e sulla situazione momentanea che l’uomo sta vivendo durante l’atto sessuale con la partner. Eiaculazione precoce e paura di perdere il controllo La paura infatti, di perdere il controllo di sé e della situazione che in quel momento l’uomo sta vivendo, aumenta lo stato d’ansia maschile e questa “sofferenza” che ha provocato il disagio terminerà poi con l’eiaculazione, che tenderà quindi ad essere “precoce”, chiamata così perché avviene prima che il soggetto possa realmente desiderarla. Certamente, l’eiaculazione precoce può anche essere solo occasionale e quindi di tipo episodico. Solo se questa tende a presentarsi ripetutamente nel tempo, quindi con una certa frequenza temporale, si può considerare di tipo patologico, soprattutto se porta ad un elevato disagio interiore. Ecco quindi che nella sfera della sessualità, come per esempio in questo caso, entra in gioco anche la psicologia, la parte più interiore dell’uomo. Questo perché in questo tipo di “problema” sessuale, entrano in gioco tanti fattori, molti dei quali sono di tipo intimo ed inconscio. Il vero e principale problema però, sta nel fatto che l’uomo molto spesso purtroppo non riesce neanche a parlare di ciò che gli accade e che sta vivendo, a volte neanche con la partner, che di conseguenza non potrà neanche essergli d’aiuto. Dal 2009 è disponibile un farmaco dedicato al trattamento dell'eiaculazione precoce La dapoxetina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI) entro lo spazio sinaptico cerebrale, che ha dimostrato attività nel ritardare l’orgasmo nel paziente affetto da eiaculazione precoce. È l’unico farmaco finora ufficialmente approvato per il trattamento di questo disturbo. Negli studi scientifici l’eiaculazione precoce è stata definita come tempo di latenza eiaculatoria intravaginale inferiore ai due minuti ovvero come una eiaculazione ricorrente alla minimo stimolo sessuale, prima, durante o appena dopo la penetrazione e comunque precocemente rispetto al desiderio del paziente. Rispetto agli altri SSRI, ha una durata d’azione più breve, un’eliminazione più veloce e pertanto gli effetti collaterali sono… ### Trattamento con Carbossiterapia, Pubblicazione su The Urologist - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/pubblicazione-su-the-urologist/ - Descrizione: Pubblicazione su The Urologist di studio clinico con carbossiterapia (somministrazione sottocutanea di CO2 medicale) in 15 pazienti affetti da Malattia di La Peyronie. - Pubblicato: 2016-02-23 Experience of carboxytherapy in conservative treatment of Peyronie's disease Una pubblicazione a cura di: Fabrizio Muzi, Gaetano Tati, Daniele D'Andria, Giampaolo Delicato, Giulio Baffigo, Edoardo Tartaglia, Francesco Corvese, Stefano Signore, Alessandro Perla, Giuseppe Montagna Un rapido riassunto della pubblicazione su "The Urologist" Carboxytherapy refers to the administration of CO2 for therapeutic purpose and can be employed as conservative treatment for Peyronie’s disease (PD). Fifteen patients, aged 40 to 60 years old, affected by PD at least since 1 year were treated with 500cc of sterile medical CO2 once a week for 10-15 applications injected with a dedicated medical device in suprapubic subcutaneous tissue. All patients reported a subjective improvement of erection and in 4 cases the reduction of plaque size. Side effects were minimal and resolved quickly, and included mild pain at the injection site and self-limiting bruising of the tissues. Preliminary qualitative and quantitative results could encourage an extended experimentation of carboxytherapy in PD conservative treatment Se vuoi leggere tutto l'articolo, puoi farlo da qui ### Dall’eco all’ecografia: Piccola storia di una metodica che ha rivoluzionato negli anni la Medicina. - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/dalleco-allecografia-piccola-storia-di-una-metodica-che-ha-rivoluzionato-negli-anni-la-medicina/ - Descrizione: Storia dell'evoluzione dell'ecografia dagli anni Settanta, con spiegazione del principio fisico degli ultrasuoni e del trasduttore; applicazioni diagnostiche e interventistiche (biopsie, drenaggi) in ginecologia, ostetricia, pediatria, urologia. - Pubblicato: 2016-02-23 Oggi le ecografie vengono eseguite negli studi medici e anche direttamente a domicilio dei pazienti anziani o allettati o che hanno difficoltà di deambulazione, grazie ad apparecchiature ecografiche portatili di grandissimo livello, multidisciplinari sempre più perfezionate. Oggi è davvero possibile eseguire anche una ecografia transrettale direttamente a casa del paziente. Anzi, si stanno formando professionisti direttamente sulla” bedside echography” in cui l’ecografo diventa elemento diagnostico al pari di un fonendoscopio al collo del Medico in corsia. Dubbi clinici vengono risolti rapidamente semplicemente appoggiando la sonda ecografica sul corpo del paziente...direttamente a letto del paziente. Esistono a tale fine anche ecografi grandi quanto uno smartphone di facile utilizzo. Ma da dove nasce e come funziona l’ecografia? Facciamo un passo indietro... L’ecografia si basa su un semplice fenomeno fisico: i cristalli di quarzo attraversati da una corrente elettrica generano delle onde sonore che, però, non sono udite dall’orecchio umano e perciò sono chiamate ultrasuoni. Questo fatto accade nel trasduttore che è quel dispositivo che il medico tiene in mano e appoggia sul corpo del paziente, mentre esegue l’esame. Il trasduttore , chiamato anche sonda, ha varie forme ed è collegato alla macchina con un cavo e trasforma l'energia meccanica degli echi in impulsi che vengono digitalizzati da un computer, vera anima dell'apparecchio ecografico che ricostruisce l’immagine grazie all’ausilio di particolari software. Nella seconda metà degli anni Settanta, l’ecografia ha cominciato ad essere utilizzata nella pratica medica quotidiana, conquistando un grande successo tra operatori sanitari e pazienti. I medici hanno avuto, per la prima volta, la possibilità di vedere l’interno del corpo umano utilizzando uno strumento versatile, di facile impiego, privo di rischi e poco costoso. L'ecografia è dolorosa? È pericolosa per la salute? L’ecografia non è dolorosa, non si serve di radiazioni e non richiede, di regola, una lunga o fastidiosa preparazione. Ha rivoluzionato la ginecologia, l’ostetricia e la pediatria prima di tutto. L’ecografia è uno strumento utile per osservare organi prima visualizzabili solo al tavolo operatorio, diagnosticare molte malattie e seguire nel tempo l’evoluzione di un’affezione. Consente, inoltre, di eseguire in tutta sicurezza esami clinici più complessi come biopsie e veri e propri interventi chirurgici. Introducendo un ago, per esempio, all’interno di un organo, è possibile con l’ecografia vederlo “real time”, mentre viene spostato e perciò si può collocarne la punta esattamente nel punto desiderato. Cosa possiamo ottenere grazie all'ecografia? Con questo metodo si è in grado di eseguire prelievi, non solo di cellule, ma anche di parti di tessuto intere in vari organi come mammella, tiroide, rene, linfonodi, prostata, fegato e altri ancora. Il materiale, così prelevato, sarà poi esaminato al microscopio per capire la reale natura della lesione. È inoltre possibile, con l’aiuto dell’ecografia, mettere piccole protesi, drenaggi ed altri dispositivi, in profondità, per risolvere situazioni che, sino a pochi anni or sono, avrebbero richiesto un intervento chirurgico. A cosa bisogna fare attenzione quando si ha a che fare con un'ecografia? Accanto a questi pregi indiscutibili, tuttavia, l’ecografia presenta aspetti che ne suggeriscono un utilizzo prudente e accorto. L’ecografia… ### Impotenza: sapevi che è possibile prevenirla? Ecco come. - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/impotenza-sapevi-che-e-possibile-prevenirla-ecco-come/ - Descrizione: Approfondimento clinico su prevenzione e fattori di rischio modificabili nella disfunzione erettile; analisi eziopatogenesi vascolare (70-80%), neurologica (4-15%), endocrina (5%); correlazione con fumo, stress, diabete, obesità. - Pubblicato: 2016-02-23 Impotenza e disfunzioni erettili. Tanto se ne parla nei media, quanto si evita di parlarne dal Medico o all’interno della coppia. Si parla di cura da quando la Farmacologia ha messo a disposizione vasodilatatori selettivi, ma ancora oggi in pochi parlano di prevenzione. Dagli studi effettuati sembrerebbe che l’impotenza come molte altre patologie abbia un’incidenza crescente con l’età. Come nasce l'impotenza? Nella genesi dell’impotenza giocano un ruolo molto importante alcuni fattori di rischio, cioè condizioni che, protratte nel tempo, possono interferire negativamente sulla funzionalità dell’organismo, concorrendo a creare disfunzioni organiche. È bene sottolineare che si tratta di “cattive abitudini”, quindi modificabili. Il fumo: come poteva mancare? La nicotina è un vasocostrittore, in grado di ridurre il lume dei condotti arteriosi. Così al pene arriva meno sangue: questo potrebbe tradursi in un occasionale deficit erettile. Sembrerebbe che i fumatori che soffrono di ipertensione hanno il 13% di possibilità in più di soffrire di impotenza rispetto ai non fumatori. Lo stress: elevati livelli di stress si associano ad un aumento della secrezione di prolattina, un ormone in grado di contrastare il complicato meccanismo neuro-chimico che porta l’uomo a ottenere l’erezione. L’abuso di alcol e droghe: il consumo abituale di alcol e droghe, l’esagerato consumo di questi prodotti infatti crea neuropatie tossiche. Gli errori alimentari: un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri e povera di vitamine e fibre è un fattore di rischio per l’obesità, l’ipercolesterolemia e l’iperglicemia. Queste tre condizioni sono in grado di influire negativamente sui meccanismi dell’erezione: il grasso superfluo può interagire sull’equilibrio ormonale dell’uomo, essendo collegato a una maggiore produzione di ormoni femminili, l’ipercolesterolemia è connessa con l’aterosclerosi, mentre l’iperglicemia può creare le condizioni per l’instaurarsi del diabete tipo II. L'impotenza non è una malattia, ma una condizione clinica Da un punto di vista clinico, la disfunzione erettile non è una malattia, ma una condizione clinica causata nella maggioranza dei casi da problemi organici. Oggi infatti si calcola che il 70-80% delle disfunzioni erettili siano causate da malattie di varia origine, soprattutto vascolare (due casi su tre), mentre solo il 20-30% sarebbe da ricollegare a fattori psicologici. Senza dubbio le cause che più di frequente sono alla base dell’impotenza sono di natura vascolare. In questo gruppo rientrano condizioni come aterosclerosi e ipertensione e, più in generale, le patologie in grado di bloccare o ridurre l’afflusso di sangue al pene. L’incidenza varia a seconda dell’età. Quanto è diffusa l'impotenza? In termini di diffusione, il secondo posto tra le cause organiche dell’impotenza è occupato dalle malattie neurologiche, sia centrali che periferiche, in grado di danneggiare le fibre nervose che terminano nei corpi cavernosi e che hanno il compito di trasmettere l’ordine dell’erezione. Tra le malattie neurologiche troviamo: le lesioni del midollo spinale o nervoso la sclerosi multipla il morbo di Parkinson la malattia di Alzheimer le neuropatie periferiche tossiche (dovute ad alcol, fumo, tossicodipendenza, diabete, uremia, tumori) I danni alle vie nervose correlati alle disfunzioni erettili In alcuni casi i danni alle vie nervose possono essere esiti di interventi chirurgici alla prostata,… ### Ciclismo e problemi di prostata: come pedalare in modo sicuro per la salute - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/ciclismo-e-problemi-di-prostata-come-pedalare-in-modo-sicuro-per-la-salute/ - Descrizione: Studio britannico Cycling for Health UK su 5000+ ciclisti: nessuna correlazione tra ore in sella e disfunzione erettile o infertilità. - Pubblicato: 2016-02-25 Il ciclismo è uno sport molto diffuso fra gli uomini e sebbene sia indubbiamente salutare, da tempo persistono i dubbi sui possibili danni che può portare nell’area genitale. In Italia dopo il pallone, la bici è un secondo mito per molte persone, che ogni domenica si riversano nei quartieri più alberati delle nostre città per delle lunghe pedalate in compagnia dei propri amici. I dati che ti illustro provengono da uno studio britannico Cycling for Health UK study con l’intento di verificare se esista un legame fra l’andare regolarmente più ore in bici e l’insorgenza di problemi per la salute maschile. Le correlazioni tra il tempo trascorso in bici e le patologie maschili Gli esiti indicano che non c’è alcuna correlazione fra il tempo trascorso in sella e disfunzione erettile o infertilità, mentre appare lievemente aumentato il rischio di carcinoma prostatico fra gli ultracinquantenni che pedalano più di quattro ore alla settimana. Ma, come sottolineano i ricercatori stessi, sebbene pare che molte ore sulla bici facciano crescere il livello di Psa (l’antigene specifico prostatico) servono ulteriori conferme e più approfondite analisi per capire se il lieve rischio di cancro emerso non sia dovuto ad altri fattori, primo fra tutti l’età. Se prendiamo in considerazione la prostata in sé, il ciclismo non dovrebbe creare particolari problemi. È più a rischio la salute dei ciclisti amatoriali Problemi alla prostata potrebbero sorgere invece in ciclisti amatoriali: un allenamento scorretto, senza controlli medici ricorrenti, l’impiego di mezzi non adeguati, l’età e spesso il sovrappeso, potrebbero essere fattori aggravanti. Ecco perchè in realtà a livello professionistico non si hanno riscontri di frequenti danni alla prostata. I ciclisti professionisti sono più abili, praticano allenamenti duri e costanti ma corretti e sotto stretto controllo medico, non sono in sovrappeso e utilizzano mezzi e selle adeguati. In realtà i pareri sulla pratica dell’attività ciclistica per chi soffre di prostata non sono univoci e il rapporto bicicletta-prostata è oggi messo in discussione. Il ciclismo va evitato se hai già la prostata infiammata Potremmo sintetizzare che il ciclismo non fa male alla prostata ma se la prostata ha problemi infiammatori, meglio evitare la pressione costante del sellino. Insomma Forse anche la prostata è diventata di moda quanto la bicicletta. Vogliamo forse dire che la medicina segue le mode? In realtà questo non è vero, o almeno spero...eppure a volte anche la scienza e la medicina si lascia andare a considerazioni più da salotto dove a volte fa notizia dire tutto ed il contrario di tutto. Per anni si è detto che lo sport è vita, adesso invece si preferisce asserire che lo sport può fare male? Bisogna stare attenti a diffondere un messaggio così parziale, specie in una società che fa i conti con le patologie del benessere (ipertensione, obesità, diabete) e con una generazione di giovani sempre per più tempo incollati alle sedie, chiusi in casa davanti al pc per ore. Forse sarebbe più utile affidarsi al buon senso piuttosto che alla sola statistica e ricorrere alla saggezza degli… ### Ipofertilità e cellulari: gli smartphone ci faranno diventare sterili? - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/ipofertilita-e-cellulari-gli-smartphone-ci-faranno-diventare-sterili/ - Descrizione: Analisi degli effetti delle radiofrequenze dei telefoni cellulari sulla fertilità maschile; evidenze su riduzione di concentrazione e motilità spermatica, stress ossidativo e alterazioni del testosterone. - Pubblicato: 2016-03-24 Chi di noi rinuncerebbe oggi come oggi ad uscire senza il proprio smartphone? Nessuno. Oggi l'utilizzo di tablet e cellulari fa parte della nostra quotidianità, lo smartphone in particolare ha trovato spazio nelle nostre tasche e borse al pari di un portafogli. Sono però emersi dettagli preoccupanti relativamente alle onde elettromagnetiche prodotte dai telefonini per quanto concerne i possibili danni al nostro organismo. I telefoni moderni utilizzano delle bande di frequenza molto più limitate rispetto al passato, anche se tale potenza si è trasferita sopra le nostre teste, nelle reti che ci circondano. Anche i segnali portanti di trasmissione sono inferiori rispetto a quelli prima generazione, tuttavia alcuni studi sperimentali dimostrano che le radiofrequenze dei telefonini provocano riduzione del numero degli spermatozoi e della loro motilità, oltre ad aumento dello stress ossidativo in generale. L'ipofertilità è causata dagli smartphone o dalle onde in cui siamo immersi? Può quindi il telefonino essere oggi come oggi causa dell'ipofertilità della nostra società? O forse è più corretto dire che viviamo immersi nelle onde elettromagnetiche prodotte dalle varie tecnologie che utilizziamo? Alcuni studi suggeriscono la possibilità di correlare l'uso del cellulare con un decremento della qualità del liquido seminale. Probabilmente il meccanismo di azione è legato alle frequenze delle reti cellulari che oscillano fra gli 850 e 1800 megahertz. L'ipotesi è che l'energia radiante assorbita dal corpo umano e dai suoi tessuti attraverso effetti che si ripercuotono sull'aria e sui liquidi corporei, provoca un effetto risonanza sulle molecole biologiche e sull'acqua corporea in grado di danneggiare le membrane cellulari. In particolare, i tubuli seminiferi sono gli obiettivi principali del danno del tratto riproduttivo. Le onde elettromagnetiche e la riduzione del testosterone. Inoltre, l'esposizione alle emissioni del telefono cellulare sembrerebbe avere un effetto bioumorale che riduce il testosterone e ne ostacola la sua biosintesi, alterando alcune fasi della spermiogenesi e danneggiando probabilmente anche il DNA spermatico. Lo stress ossidativo e il calore sono i meccanismi principali del danno biologico. Chiaramente non è possibile fornire dei dati definitivi su questo argomento, ma certo è che dagli studi clinici condotti sull'uomo sembrerebbe che l'utilizzo prolungato di telefoni cellulari e soprattutto la loro custodia all'interno delle tasche dei pantaloni o alla cintura possano essere un fattore importante che può correlare con la gravità del danno. Mobilità e morfologia degli spermatozoi vittime delle radiofrequenze La mobilità degli spermatozoi e la loro morfologia sembra siano i parametri più frequentemente influenzati dalle radiofrequenze. La letteratura esistente su questo argomento ha ancora delle limitazioni, soprattutto gli studi clinici condotti sull'uomo, ma questo non toglie che dobbiamo tenere in seria considerazione il potenziale pericolo. In attesa di ulteriori studi, il mio consiglio è di non utilizzare in modo prolungato lo smartphone, ma più che altro di tenerlo il più possibile lontano dalle tasche. Bibliografia Agarwal A, Deepinder F, Sharma RK, Ranga G, Li J. Effect of cell phone usage on semen analysis in men attending infertility clinic: an observational study. Fertil Steril. 2008; 89:124-8. Agarwal A, Desai NR, Makker K, Varghese A, Mouradi… ### Le tinte per capelli sono cancerogene? Il caso del cancro alla vescica - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/le-tinte-capelli-cancerogene-caso-del-cancro-alla-vescica/ - Descrizione: Analisi della correlazione tra coloranti di anilina nelle tinture per capelli e carcinoma vescicale; metanalisi 1966-2005 su 11 paesi esclude associazione causale nell'uso personale. - Pubblicato: 2016-03-25 Il carcinoma vescicale è stato il primo tumore associato a rischio professionale. I primi ad essere osservati sono stati gli spazzacamini inglesi del 1800. In seguito sono stati chiamati in causa nella genesi del tumore vescicale i coloranti di anilina, molto usati nel settore tessile. Su questa scia, anche le tinte per capelli sono state considerate cofattori responsabili del tumore vescicale, mammario e di alcune leucemie/linfomi. Nelle tinture per capelli sono contenute alcune ammine aromatiche mutagene in vitro e cancerogene negli animali e nell’uomo. In seguito alla pubblicazione di uno studio inglese che evidenziava la possibile correlazione fra l’impiego di tinture per capelli e cancro della vescica, la Commissione Scientifica Europea dei prodotti cosmetici e non–alimentari, nel 2004, ha concluso che “il cancro della vescica può essere causato dalle ammine aromatiche contenute nelle tinture per capelli”. Un’associazione fra tinture per capelli e cancro rappresenterebbe un importante problema di salute pubblica dal momento che: Circa un terzo delle donne in Europa e nel Nord America, così come il 10% degli uomini con più di 40 anni, utilizzano un qualche tipo di tintura per capelli. Le tinture permanenti, ritenute più pericolose, coprono il 70% del mercato con valori anche superiori in Asia. Il 75% dei coloranti impiegati appartiene alla categoria dei coloranti permanenti. si caratterizzano per la lunga durata e sono costituiti da piccole molecole capaci di diffondere fino alla corteccia del capello. Le tinture per capelli possono essere tra le cause del tumore alla vescica? Per quanto riguarda il carcinoma vescicale, da una metanalisi condotta su studi scientifici dal 1966 al 2005 di 11 paesi diversi, si stima che non è presente alcuna associazione fra insorgenza di cancro alla vescica e impiego personale di tinture per capelli. L’assenza di associazione è indipendente dal tipo di esposizione (tinture permanenti e esposizione intensiva) e dal sesso. Restringendo l’analisi all’esposizione intensiva e all’uso esclusivo di tinture di tipo permanente non è stato evidenziato alcun incremento del rischio, rafforzando così l’ipotesi dell’assenza di un rapporto causale. La bassa concentrazione dei potenziali cancerogeni nelle tinture dei capelli e l’assenza a partire dagli anni ’70 di alcuni componenti spiegherebbero la perdita di effetto cancerogeno. Cancro alla vescica: il problema è nella genetica Uno studio americano ha evidenziato che l’incremento del rischio di cancro della vescica correlato con l’impiego di tinture per capelli trova la sua spiegazione nella genetica, essendo limitato a specifici genotipi/fenotipi di acetilatori lenti della N-acetiltransferasi, un enzima coinvolto nella detossificazione delle ammine aromatiche. Professioni... cancerogene Per quanto riguarda l'esposizione professionale, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, IARC, sulla base di nuovi studi epidemiologici ha rivalutato la professione di parrucchiere, barbieri ed estetiste. Poiché sono carenti le informazioni sulla durata del periodo di esposizione, tali professioni vengono confermate come “probabili cancerogeni per l’uomo”. Circa l’80% del mercato dei coloranti presenti sul mercato è rappresentato dalle tinture permanenti o ossidative. I colori scuri contengono maggiori concentrazioni di ingredienti colorati. Già dagli anni ’70, le aziende produttrici hanno limitato il numero di ingredienti utilizzati. Forse oggi… ### Ozono in urologia, quali patologie cura e come si somministra - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/ozono-in-urologia-quali-patologie-cura-come-si-somministra/ - Descrizione: Trattamento con ossigeno-ozono medicale in ambito urologico e andrologico. - Pubblicato: 2016-05-03 L'ozono in urologia è un alleato prezioso per la cura di numerosi disturbi, tra cui le tremende cistiti che affliggono numerosi pazienti, nonché la debilitante induratio penis plastica e impotenza. Milioni di pazienti in tutto il mondo si sono sottoposti a questo trattamento senza effetti collaterali, interazioni con altri farmaci o effetti indesiderati: scopriamo insieme questa cura potente e versatile. Partiamo dalle basi: che cosa è l’Ozono? L’Ozono (O3) molecola triatomica del­l’ossigeno (O2), noto per la sua capacità di filtrare i raggi ultravioletti nocivi provenienti dal sole e quindi permettere la vita sulla terra, è utilizzato da tempo in campo industriale per la disinfezione delle acque (potabilizzazione e trattamento delle acque nere e dei liquami), in campo medico, sotto forma di miscela di O2-O3 (ozono medicale), viene impiegato fin dai tempi della prima guerra mondiale (1915-18) sulle ferite agli arti e grazie al suo elevato potere battericida, permise di evitare la diffusione della gangrena e quindi scongiurare le amputazioni e la morte di numerosi soldati. Il suo impiego si è poi sviluppato e diffuso molto, negli ultimi 40 anni, in Germania, Austria, Cuba e Svizzera dove viene praticata da molti medici. Le proprietà dell’Ozono: azione fungicida azione battericida inattivatore dei virus analgesico e antinfiammatorio riattivatore della circolazione favorisce il rilascio e l’utilizzo dell’ossigeno corporeo a seconda della concentrazione di ozono che impiego posso ottenere un’azione immunostimolante (potenziare le difese come in caso di tumore) o immunomodulante o immunosoppressore (per abbassare le difese in caso di patologie autoimmuni) rivitalizzante Come si somministra l'ozono in urologia? L’ozono medicale può essere utilizzato sia per via locale che sistemica. Localmente, quindi sulla sede del problema, può essere ad esempio iniettata una miscela di ossigeno e ozono tramite una comune siringa: si possono eseguire delle infiltrazioni intradermiche, sottocutanee, intramuscolari, intra- e peri-articolari, intradiscali. In alcuni casi (vedi ulcere cutanee) può essere utilizzato un sacchetto di materiale plastico che isoli la zona da trattare, e in cui viene fatto fluire l’ozono. Tramite sondino possono essere praticate insufflazioni vaginali di ossigeno-ozono, insufflazioni sinusali, auricolari, vescicali nelle cistiti batteriche ed interstiziali e prostatiche nelle prostatiti resistenti a trattamento farmacologico. Un ulteriore utilizzo per via locale è quello di applicare sulle lesioni cutanee dell’olio (di oliva o di girasole) saturo di ozono. Anche l’acqua può essere ozonizzata, ed essere bevuta o applicata localmente. La somministrazione sistemica dell'ozono, che coinvolga quindi l’intero organismo, può seguire più vie: Insufflazioni rettali: l’ozono viene introdotto per via rettale mediante un piccolo sondino. Autoemoinfusione maggiore (GAET, nella vecchia denominazione): consiste nel prelievo di 180 ml di sangue del paziente e nella sua immediata reinfusione in vena dopo essere stato trattato con ossigeno e ozono. Una variante (autoemoinfusione minore, PAET) è quella di prelevare 5-10 ml di sangue, ozonizzarlo e quindi iniettarlo intramuscolo. L’Ossigeno Ozono Terapia è una terapia medica che si avvale dell’utilizzo di una miscela di gas costituita da circa un 97% di Ossigeno, (O2) puro medicale a bassissime concentrazioni, e circa il 3%, di ozono (O3), prodotto estemporaneamente con un generatore che… ### Basterebbero questi 3 piccoli accorgimenti per prevenire il tumore testicolare. - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/prevenire-tumore-testicolare/ - Descrizione: Articolo sulla prevenzione del tumore testicolare; incidenza 6/100.000 nella fascia 15-40 anni; screening attraverso autopalpazione mensile; markers β-HCG, AFP, LDH; ecografia scrotale. - Pubblicato: 2016-09-07 Il tumore testicolare ha una frequenza di circa 3 casi/100.000 persone l’anno, che però supera i 6 casi/100.000 nella fascia di età compresa tra i 15 e i 40 anni. Negli ultimi 20 anni lo sviluppo della chemioterapia e/o della radioterapia, combinate alle tecniche chirurgiche, ha permesso un notevole miglioramento della prognosi e della sopravvivenza di questi pazienti e attualmente circa il 90% di questi tumori diagnosticati precocemente raggiunge la guarigione. 1: Prevenire il tumore testicolare attraverso lo screening La letteratura medica risulta ancora discorde sull’opportunità di eseguire protocolli di screening nei soggetti in età a rischio per questa patologia. Tuttavia, poiché il tumore del testicolo colpisce i maschi in una fascia di età ben definita, una campagna di screening rivolta ai giovani maschi sarebbe in grado di ridurre significativamente l’incidenza, gli effetti collaterali e la mortalità che si associano a questa patologia. Soffri o hai sofferto di criptorchidismo? Potresti essere a rischio tumore testicolare. Non esistono sostanzialmente dei fattori di rischio codificati in letteratura a parte il criptorchidismo cioè il testicolo ritenuto una malformazione che porta ad una mancata discesa del testicolo nel sacco scrotale. Tale situazione comporta un aumento di temperatura del testicolo che può comportare delle alterazioni cellulari significative responsabili in seguito della genesi tumorale. 2: Prevenire il tumore ai testicoli attraverso l'autopalpazione In tal senso ogni adolescente deve essere correttamente informato su come eseguire l’autopalpazione dei testicoli. Il riscontro di anomalie o di una massa a livello testicolare di consistenza dura di solito non dolente alla palpazione deve condurre il paziente a visita medica immediata. Il tumore testicolare rappresenta un avere propria urgenza oncologica. La presenza di una massa alla palpazione deve essere obiettivata ed ulteriormente caratterizzata con l'utilizzo dell'ecografia e dell'eco doppler. Contestualmente è importante valutare i livelli sierici dei principali marcatori tumorali specifici per i tumori testicolari (è sufficiente un semplice prelievo di sangue) come β-HCG, AFP, LDH, CEA in grado di fornire importanti informazioni riguardanti la natura della patologia. 3: Prevenire il tumore ai testicoli con una semplice ecografia L'ecografia è in grado di fornire caratteristiche esaurienti delle lesioni palpabili dal paziente. Una volta appurata la natura sospetta di tali lesioni è necessario sottoporre il paziente a tempestiva orchiectomia. Non ci sono possibilità di effettuare agobiopsie poiché tale tentativo porta a rischio di diffusione della patologia pertanto è necessario effettuare un intervento chirurgico esplorativo del testicolo in sala operatoria. Durante tale intervento è possibile effettuare qualora fosse necessario un esame istologico estemporaneo per chiarire rapidamente la natura e procedere con l'intervento di asportazione del testicolo e del funicolo (si effettua un accesso chirurgico inguinale è mai scrotale, proprio per non favorire la diffusione della patologia in altri distretti del corpo) Oggi come oggi di messaggi se ne danno tanti nei social network e negli articoli che si trovano su Internet e sui giornali. Quello che sembra utile rimarcare è che non bisogna mai abbassare la guardia su questa patologia. Bisogna dare le giuste informazioni ai giovani e sensibilizzare i Medici affinché visitino sempre… ### Bevi tanto caffé? Sei meno a rischio di cancro prostatico, ma non è merito della caffeina - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/caffe-prevenzione-cancro-prostatico/ - Descrizione: Studio Harvard-Seattle su 50.000 uomini (1986-2006) rileva riduzione rischio cancro prostatico del 59% in consumatori di 4+ tazze caffè/die. - Pubblicato: 2016-09-14 Una buona notizia per gli amanti del caffè arrivano da uno studio condotto da Janet L. Stanford, responsabile del Program in Prostate Cancer Research di Seattle. Proprio grazie ai cervelloni dell'Università di Harvard sarebbe stato riscontrato che gli uomini che consumano più caffè rispetto a chi non ne consuma hanno minor rischio di sviluppare un cancro prostatico. Il caffé come alleato contro la recidiva del tumore della prostata Inoltre, uomini che consumano 4 o più tazze di caffè al giorno riducono il rischio di recidiva del tumore della prostata del 59% rispetto a chi ne fa un consumo inferiore o addirittura ne beve solo qualche tazza a settimana. Questo risultato riguarda un campione di 50.000 uomini seguiti, ogni 4 anni, dal 1986 al 2006. Il caffè, un anti-tumorale anche se decaffeinato Si è visto che il “beneficio anti-tumorale” è presente anche nei consumatori di caffè decaffeinato e quindi la caffeina non è chiamata in causa come elemento significativo ma, benché i ricercatori non sappiano ancora a cosa attribuire tale fattore positivo. Forse la protezione antitumorale è dovuta al fatto che il caffè contiene molti composti biologicamente attivi, tra i quali minerali e fattori antiossidanti. La ricerca sul cancro alla prostata sui pazienti sopravvissuti ha svelato il mistero La ricerca è stata eseguita su pazienti tra i 35 e i 74 anni di età al momento della diagnosi, sopravvissuti al cancro della prostata. sono stati seguiti per più di 5 anni a partire dalla diagnosi per controllare la presenza di recidive o la progressione della malattia. Il consumo quotidiano di caffè è risultato associato a un minor numero di recidive con un rallentamento della progressione del tumore, seppure il tasso di mortalità sembra restare invariato. Va detto anche che non sono state riscontrate differenze tra i bevitori di caffè tradizionale e gli amanti del decaffeinato. Ciò significa, che i benefici non dipenderebbero dalla caffeina in maniera determinante, bensì da altri componenti. Di certo sono necessari ulteriori approfondimenti per scoprire quali siano le componenti responsabili degli effetti positivi riscontrati. L'effetto del caffé sugli altri organi Purtroppo gli effetti del caffè sugli altri organi, specie sull'apparato cardiocircolatorio è ben noto pertanto è consigliabile un consumo quotidiano limitato. In ogni caso è un buon inizio. Ulteriori ricerche sui principi attivi della bevanda per individuare quale sia responsabile di questa azione benefica sulla prostata potrebbero essere utili per sviluppare in futuro nuove ed innovative terapie di prevenzione del tumore prostatico. Cosa puoi fare per prevenire il cancro prostatico? Beh bere caffé :) scherzo, al d là del consumo di caffé, è sufficiente una semplice visita (puoi prenotarla qui nel mio studio a Roma Eur). Se sei impossibilitato a muoverti, sono a disposizione per visite con ecografie a domicilio. Se vuoi parlare prima con me, scrivimi, chiamami o mandami un messaggio attraverso la pagina Facebook! ### Tumore alla prostata: numeri, fattori di rischio, come prevenirlo e 9 alimenti anti cancro - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/tumore-alla-prostata-fattori-rischio-prevenirlo/ - Descrizione: Epidemiologia del carcinoma prostatico in Italia (217.000 pazienti, incidenza raddoppiata in 10 anni); fattori di rischio età-dipendenti e genetici. - Pubblicato: 2016-10-06 In Italia 1 uomo su 16 di età superiore ai 50 anni è a rischio tumore alla prostata: oggi sono circa 217 mila gli italiani che convivono con la malattia e il numero di nuovi casi è in continua crescita, con un raddoppio (+ 53%) negli ultimi dieci anni dovuto soprattutto all'aumento dell'età media della popolazione. Tuttavia, la mortalità è in continua diminuzione: oltre il 70% dei malati sopravvive dopo i 5 anni dalla diagnosi, grazie ad una maggiore prevenzione e a nuove terapie.Qual è il fattore di rischio principale per il tumore alla prostata? Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l'età: le possibilità di ammalarsi aumentano sensibilmente dopo i 50 anni. Un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità, il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo con la malattia. Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi, obesità, mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle caratteristiche e delle abitudini negative che possono favorire l’insorgere del tumore della prostata. Combattere la sedentarietà per combattere il carcinoma prostatico Le attività fisiche consigliate sono le lunghe passeggiate e il nuoto. Lo sport è un vero shock per l'organismo migliorando tutte le performance sia mentali, sia fisiche. Anche l'idratazione è importante, compatibilmente con le condizioni generali di ognuno di noi. Ogni giorno bisognerebbe bere almeno due litri d'acqua, riducendo la quota in occasione di viaggi lunghi se si soffre di ipertrofia prostatica. Bere molta acqua mantiene in salute le vie urinarie e l’intestino, invece bisogna evitare birra e alcolici. Un consumo eccessivo può interferire con gli equilibri ormonali e modificare la normale produzione di urina. Come mangiare per prevenire il cancro alla prostata? Pomodori, peperoni Apportano vitamine, sono ricchi di licopene, sostanza antiossidante che previene le lesioni cellulari indotte dai dei radicali liberi, proteggendo la prostata. Cercate il colore giallo e rosso nei banchi di frutta e verdura. Latte e latticini Sono ricchi di Vitamina D che arresta il ciclo cellulare e contrasta la crescita di nuovi vasi indotta dal tumore The verde Ricco di polifenoli, che svolgono attività inibitoria nei confronti della crescita del tumore Soia Come il tè verde per contrastare i danni sulle cellule e hanno una spiccata attività antitumorale Legumi, uovo, lievito di birra ...ma non la birra, mi raccomando! Sono alimenti con spiccata attività antitumorale. Come impatta l'alimentazione sulla prevenzione del carcinoma prostatico? Così come per molte altre patologie, un'alimentazione equilibrata, povera di grassi saturi (carne rossa) e ricca di frutta e verdura non può che essere utile. Uno studio effettuato negli Stati Uniti e pubblicato su Cancer Epidemiology Biomarkers & Prevention intorno al 2005 ha osservato inoltre che il consumo di pesce e frutti di mare (cibi ricchi di grassi poliinsaturi) almeno tre volte la settimana riduce la probabilità di cancro alla prostata. Di consigli se ne trovano tanti, tuttavia, se vuoi sapere pure a quale tavola sederti, non ho dubbi,… ### Il cloro scatena il cancro. Quando bere acqua del rubinetto e nuotare in piscina può diventare pericoloso - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/il-cloro-provoca-il-cancro/ - Descrizione: Studio del Medical College of Wisconsin su 1.270 soggetti evidenzia correlazione statistica tra esposizione a trialometani da clorurazione idrica e incidenza di carcinoma vescicale (+21%) e rettale (+38%). - Pubblicato: 2016-10-22 +38% la possibilità di ammalarsi di cancro al retto e +21% alla vescica per chi consuma acqua del rubinetto disinfettata con il cloro. Sono queste le conclusioni di un lungo studio a opera del Dott. Robert Morris del Medical College of Wisconsin, in cui il cloro viene messo sotto accusa per la sua cancerogenicità indiretta. Il cloro provoca il cancro? Facciamo un po' di chiarezza e mettiamoci al sicuro. Il cancro alla vescica, un nemico troppo spesso scambiato per un'infezione del tratto urinario Il sangue nelle urine è la ragione più frequente per la quale il paziente si rivolge al medico. Il carcinoma della vescica può, tuttavia, essere scambiato per un’infezione del tratto urinario o per ipertrofia prostatica. In particolare modo in un paziente adulto, soprattutto oltre i 50 anni d’età, con una macroematuria asintomatica, con un’ematuria microscopica,la diagnosi di carcinoma della vescica deve essere presa in considerazione? La cistoscopia permette di fare diagnosi differenziale. Un carcinoma causato dal lavoro, ma anche dai nostri hobby L’esposizione occupazionale ad agenti cancerogeni industriali nel campo della lavorazione della gomma, dei coloranti organici e delle raffinerie metallurgiche, oltre all’esposizione specifica ad amine aromatiche, è correlata ad un alto rischio di sviluppare un carcinoma della vescica. Il rischio imputabile a cause occupazionali è compreso tra il 10 e il 20%. L'incremento del numero dei casi annui di nuove diagnosi di carcinoma vescicale ha indotto alcuni ricercatori a studiare fattori di rischio meno legati all'occupazione e molto più vicini alla nostra vita e alle nostre abitudini quotidiane. Sono state lungamente studiate le tinte per capelli che sembrerebbero avere un ruolo dubbio nella genesi di alcuni tumorin, ne avevamo parlato tempo fa in questo articolo, poi è stato passato in rassegna il cloro, un elemento onnipresente nella nostra vita quotidiana. Il cloro, da amico debella malattie a fattore scatenante del cancro attraverso i Trialometani Il cloro viene aggiunto all’acqua e grazie alla clorurazione delle acque è stato possibile debellare molte malattie come il tifo. Tuttavia, si è scoperto che esso si combina con i minerali presenti nell’acqua e forma sottoprodotti del cloro detti Trialometani (THM), che scatenano la produzione di radicali liberi nel corpo, causando danni cellulari e svolgendo un’azione cancerogena. “I trialometani nell’acqua, anche se in concentrazioni molto basse, sono la causa scatenante della maggior parte dei tumori negli Stati Uniti” secondo The Environmental Defense Fund. Il tumore al seno, che colpisce una donna su otto negli Stati Uniti, è stato messo in relazione con la concentrazione di cloro nei tessuti del seno. Una ricerca fatta in questo senso dal Hartford Connecticut Institute ha dimostrato elevati livelli di sottoprodotti del cloro più alti della media dal 50% al 60% rispetto a donne senza tumore al seno”. Chi nuota in piscina regolarmente deve temere l'insorgenza del tumore alla vescica? E chi frequenta le piscine? Il nuoto è fra gli sport più benefici, ma secondo un team di ricercatori del Centro per la ricerca in epidemiologia ambientale di Castilla La Mancha (Spagna) nuotare troppo spesso nell'acqua disinfettata… ### Miele di Manuka: proprietà antibatteriche sorprendenti contro cistite, ulcere e infezioni batteriche - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/miele-di-manuka-proprieta-cistite-ulcere/ - Descrizione: Articolo sulle proprietà antibatteriche del miele di Manuka basato su studio University of Southampton pubblicato su Journal of Clinical Pathology; meccanismo d'azione tramite glucosio-ossidasi e acqua ossigenata. - Pubblicato: 2016-11-02 Il miele di Manuka ha proprietà antibatteriche confermate dai ricercatori della University of Southampton (Regno Unito). Secondo il team, l'utilizzo del miele di Manuka diluito in acqua sarebbe in grado di bloccare la formazione di strati di germi e batteri da superfici e materiali che compongono i cateteri vescicali dei pazienti.Il miele viene impiegato da secoli fin dall'antichità come rimedio per la salute, ma alcune recenti ricerche suggeriscono che esso possa avere proprietà antibatteriche ed antinfiammatorie in molti distretti del corpo umano. Quello di Manuka in particolare proviene dal nettare dell'omonimo albero, che cresce rigoglioso in Australia e in Nuova Zelanda e viene impollinato dalle api per poi generare questo nettare altamente viscoso, già conosciuto e impiegato in passato per trattare ferite infette grazie al suo potere altamente cicatrizzante. Inizia in corsia la performance antibatterica del Miele di Manuka «Le infezioni dovute ai cateteri costituiscono una percentuale molto alta delle infezioni totali che si manifestano all’interno degli ospedali, Siamo convinti che i pazienti possano trarre beneficio anche dalle proprietà antinfiammatorie del miele, che solitamente sono più potenti nelle qualità scure, come il miele di manuka». Bashir Lwaleed, direttore della ricerca. Le proprietà straordinarie del Miele di Manuka, balsamo di guarigione per ferite aperte e ulcere agli arti inferiori Anche a un basso livello di diluizione (circa il 3.3%) della soluzione composta da questo miele, è stata testata l'efficacia nel contrastare l’accumulo di batteri in strati chiamati biopellicola o biofilm. L’intero studio è stato pubblicato nella rivista scientifica Journal of Clinical Pathology, puoi leggere tutto lo studio qui. La crescita di biofilm su dispositivi medici potrebbe creare reservoir batterici e causare infezioni. Essi sono particolarmente rischiosi nei pazienti portatori di cateteri urinari, in quanto essi in alcuni casi permangono per lunghi periodi di tempo. La permanenza di cateteri vescicali è associata talvolta a complicazioni, come infiammazioni e infezioni. Diversi studi suggeriscono che il miele manuka sia efficace anche se impiegato su ferite aperte ed ulcere degli arti inferiori, nel promuoverne la guarigione. L'uso del miele sembra risolutivo nell'eliminare il problema della resistenza agli antibiotici Questi dati provengono da osservazioni su situazioni di laboratorio, e sono necessarie ulteriori ricerche per verificarne la riproducibilità in ambito clinico. (J Clin Pathol, 2016) Grazie al contenuto organolettico del miele di Manuka, le relative proprietà terapeutiche sono davvero tante, perché entrano in gioco numerosi elementi essenziali per la guarigione, quali polifenoli e - soprattutto - glucosio-ossidasi, un enzima che al termine della reazione chimica da esso prodotta determinerebbe la comparsa di acqua ossigenata. Sarebbe proprio tale sostanza a conferire al miele l’attività antibatterica sopra descritta. Non è escluso che ci sia un'attività molto più complessa e specifica antibatterica legata ad alcuni dei costituenti di questo particolare miele. Il miele, Un elemento così semplice presente in natura in grado di contrastare la resistenza batterica agli antibiotici. Anche per la cistite. Si tratta di una sfida davvero importante. L'utilizzo al volte incongruo degli antibiotici somministrati senza una valutazione colturale (emocoltura, urinocoltura) ha portato alla selezione di batteri sempre… ### Nerofumo cancerogeno dai toner e tumore alla vescica: un altro nemico che colpisce dopo decenni? - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/nerofumo-cancerogeno-tumore-alla-vescica/ - Descrizione: Analisi della correlazione tra esposizione professionale a nerofumo (componente dei toner per stampanti) e carcinoma vescicale. - Pubblicato: 2016-12-12 Stampanti e fotocopiatrici finiscono regolarmente sotto i riflettori degli scienziati. Al centro delle preoccupazioni sono quelle polveri sottili rilasciate nell’aria a ogni uso. Così necessarie per il lavoro quotidiano, queste macchine sono davvero pericolose per la nostra salute? Bisognerebbe valutare i casi di sovraesposizione nei soggetti che stanno a lungo a contatto con il toner. Il pulviscolo spesso penetra nel nostro organismo attraverso l’apparato respiratorio fino ad arrivare agli alveoli creando episodi infiammatori che rischiano di cronicizzarsi. In realtà la tossicità di queste sostanze non è da considerarsi solo per via respiratoria dal momento che gran parte di esse possono passare attraverso gli strati della pelle, finendo nel torrente ematico per poi accumularsi nei “filtri” cioè nei reni e infine in vescica. Cosa rende il toner cancerogeno? Il nerofumo è la risposta L’elemento nocivo dei toner è il "nerofumo", un materiale composto di carbone polverizzato prodotto da una pirolisi controllata di idrocarburi. Questa sostanza è tristemente conosciuta ai portuali di Genova che sollevarono il caso denunciando diversi casi di tumore alla vescica. Gli epidemiologi dell’istituto di Genova dimostrarono la correlazione tra le patologie tumorali a carico della vescica e questa sostanza, che veniva trasportata in sacchi di carta spesso rotti. Il problema è che questi tumori hanno un’evoluzione molto lenta, anche oltre dieci anni. Dimostrare il nesso di causalità non è così semplice, anche se sappiamo che stampanti laser e fotocopiatrici sono apparecchiature in grado di produrre polveri ultrasottili nocive, gas volatili organici (benzene, formaldeide, ozono etc.) e materiali di abrasione (come selenio, cadmio, nichel e polveri di toner): data la enorme diffusione di tali apparecchiature, l’aria respirata diventa più inquinata rispetto all’aria esterna. Lavorare accanto a stampanti in funzione equivale a respirare fumo di sigaretta, lo dice la scienza. Una ricerca scientifica australiana, pubblicata sulla rivista dell’American Chemical Society, ha detto che lavorare accanto a una stampante o a una fotocopiatrice in funzione, equivale a inalare fumi di sigaretta o a respirare gas di scarico di ingorgo stradale. Nel caso di Genova il tumore derivò non da inalazione, ma da assorbimento cutaneo. Dal punto di vista della tossicità, le polveri dei toner sono classificate come polveri inerti, anche se studi su animali hanno evidenziato reazioni infiammatorie delle vie respiratorie e dei polmoni e la letteratura scientifica riporta solo casi particolari ed episodici relativi a disturbi specifici causati dall'esposizione alla polvere di toner, come ad esempio allergie a carico delle vie respiratorie superiori (rinite allergica) e delle vie respiratorie inferiori (asma bronchiale). I risultati di altri casi studio alla ricerca del nesso causale cancro-nerofumo Uno studio caso-controllo eseguito a Taiwan su 74 lavoratori esposti e 69 lavoratori non esposti, non ha evidenziato una significativa associazione tra i disturbi acuti o cronici delle vie respiratorie e il lavoro con le fotocopiatrici Uno studio caso-controllo svolto in Giappone su 809 soggetti esposti professionalmente alle polveri di toner e 805 soggetti non esposti non ha evidenziato differenze significative tra soggetti esposti e non esposti, a livello di sintomatologia, test di funzionalità polmonare, analisi… ### Ozonoterapia e cistite recidivante: eliminare la resistenza batterica con l'ozono - URL: https://andrologoromaeur.com/andrologo-roma/cistite-recidivante-ozonoterapia/ - Descrizione: Applicazione dell'ossigeno-ozonoterapia nella cistite recidivante multi-resistente; meccanismo d'azione battericida, analgesico e rigenerativo. - Pubblicato: 2017-06-12 Oggi l'incidenza e l'impatto sociale della cistite è molto imponente, con ulteriore aggravante quando si tratta di cistite recidivante o multi resistente alle codificate terapie antibiotiche e antidolorifiche. In questi casi l’impiego dell'ozono fornisce una valida terapia di supporto e cura. La cistite recidivante provoca sintomi come dolore, urgenza minzionale, bruciore: talvolta sono sintomi di entità tale da limitare l'attività quotidiana e di relazione di molte persone. L’ozonoterapia sconfigge la resistenza ai batteri Le terapie antibiotiche convenzionali si limitano a contrastare la proliferazione batterica, senza svolgere alcuna attività rigenerativa sui tessuti. L'eccessivo uso di queste sostanze, talvolta affidato più a valutazioni empiriche che agli esiti più oggettivi degli esami colturali, può indurre una vera e propria resistenza dei batteri alle cure, generando pertanto delle forme recidivanti della malattia. In questi casi l’impiego dell'ozono medicale ha una grande efficacia, in quanto ad oggi non esistono forme di resistenza batterica ad esso. L'ozonoterapia è un trattamento coadiuvante di ampio spettro utilizzato in molti settori della Medicina. Oltre a determinare un potenziale significativo abbattimento della carica batterica, può favorire anche una rigenerazione tissutale in modo tale da facilitare la guarigione stabile nel tempo. Vediamo in dettaglio in cosa consiste e come viene applicata. Ozono medicale e ozonoterapia: efficacia ad ampio spettro senza effetti collaterali L’ozono(O3) è la forma triatomica dell’ossigeno (O2) ed è un gas fortemente instabile. Per essere utilizzato occorre produrlo sul momento da una fonte di ossigeno, formando una miscela O2/O3 definita ozono medicale. L’ossigeno-ozonoterapia è una pratica medica complementare che oggi sta riscuotendo un interesse crescente, soprattutto per molte condizioni patologiche dove le terapie convenzionali non hanno dato i risultati sperati, o comunque in tutti quei casi in cui il paziente presenta intolleranza o allergia ai farmaci. Si attua somministrando al paziente una miscela di ossigeno/ozono medicale mediante molteplici modalità. L’ozonoterapia presenta notevole efficacia in diversi casi, tra cui: processo di cicatrizzazione di ferite traumatiche infette, ulcere ischemiche e piede diabetico; riduzione della carica batterica in corso di parodontiti, carie dentarie ed in numerose infezioni cutanee e delle mucose (applicazione topica intra vaginale, uretrale, rettale e vescicale) adiuvante per l’eradicazione d’infezioni supportate da ceppi batterici multi-resistenti come Stafilococco aureo meticillino resistente e Pseudomonas aeruginosa. E’ importante sottolineare che l'ozono non ha particolari effetti collaterali: le controindicazioni all'ossigeno-ozono terapia sono essenzialmente rappresentate dalla gravidanza, ipertiroidismo, favismo, gravi malattie cardiovascolari e/o ematologiche e/o respiratorie in fase clinica di scompenso. Ozonoterapia e cistite: addio antibiotici e antidolorifici Le mucose genitali sono fisiologicamente ricche di acqua ed umide; sono perciò altamente recettive all'azione dell’ozono, il quale risulta essere un disinfettante molto potente, dal momento che i batteri non posseggono fattori di resistenza per questo elemento. L'ozono agisce sui liquidi intra-extra cellulari con un effetto battericida, fungicida, analgesico, anti infiammatorio e immunostimolante, oltre a stimolare la rigenerazione tissutale e la riattivazione del microcircolo. L'ozono esplica inoltre una potente azione analgesica priva di tossicità per l'uomo. Si può pensare di lenire il dolore ed il bruciore tipico delle cistiti senza dover assumere farmaci antidolorifici, che, se…