Tumore del testicolo: grazie alla diagnosi precoce, il 90% dei casi viene curato con successo

Tumore del testicolo: grazie alla diagnosi precoce, il 90% dei casi viene curato con successo

COS’È

Il tumore del testicolo può avere origine da qualsiasi componente dell’organo: dalle cellule seminali (seminoma) o dalle cellule che le proteggono e sostengono (come le cellule del Sertoli e le cellule di Leydig).
Grazie agli sviluppi della chemioterapia e radioterapia degli ultimi due decenni, uniti a tecniche chirurgiche, la prognosi è notevolmente migliorata, aumentando dunque l’aspettativa di vita dei pazienti. Oggi circa il 90% dei casi di tumore del testicolo viene curato con successo, posto che venga effettuata una diagnosi precoce.

CAUSE

Non vi sono, di fatto, fattori di rischio modificabili. Il criptorchidismo, chiamato comunemente “testicolo ritenuto”, è una malformazione tipica dell’età pediatrica che comporta la mancata discesa del testicolo nel sacco scrotale. Tale condizione scaturisce un aumento di temperatura del testicolo, che può generare, secondo ipotesi accreditate, alterazioni cellulari importanti, responsabili in seguito della genesi tumorale.

SINTOMI

In età pediatrica è fondamentale che i genitori controllino l’adeguata discesa del testicolo nel sacco scrotale e facciano eseguire l’intervento di fissazione del testicolo qualora questo fosse rimasto ritenuto, completamente o in parte, ovvero “a metà strada” lungo il canale inguinale.
A partire dall’adolescenza, ogni uomo dovrebbe essere opportunamente informato circa la corretta e regolare autopalpazione dei testicoli, al fine di rilevare eventuali anomalie dei genitali o una massa di consistenza dura, solitamente non dolente alla palpazione.
In ogni caso, si consiglia una visita medica immediata non appena si riscontrano anomalie o nodularità. Il tumore testicolare rientra nelle urgenze oncologiche vere e proprie.

DIAGNOSI DEL TUMORE DEL TESTICOLO

Se durante la palpazione viene rilevata una massa, di consistenza dura e indolore, questa dovrà essere identificata e caratterizzata strumentalmente, mediante ecografia ed ecodoppler, esami semplici e non invasivi. Nella stessa sede, sarà importante rilevare i livelli sierici dei principali marker tumorali caratterizzanti le neoplasie testicolari.

È sufficiente un prelievo di sangue, in grado di riscontrare i marker specifici delle neoplasie testicolari: Beta hcg, LDH, CEA e Afp. Non è tuttavia infrequente che vi siano valori del tutto normali anche in presenza di una neoplasia testicolare. Quando positivi, i marker vengano nuovamente dosati dopo circa 3-4 giorni dall’intervento di asportazione del testicolo, al fine di programmare le eventuali terapie successive (chemioterapie o radioterapie, laddove necessarie). Il controllo regolare mediante ecografia del testicolo sano è fondamentale, sia per la fertilità che per l’eventuale maggiore possibilità di diffusione del tumore.

CURE E TRATTAMENTI

Una volta diagnosticato il tumore del testicolo sarà necessario sottoporre il paziente a intervento chirurgico. Solitamente non vengono effettuate biopsie dall’esterno, in quanto rischiano di diffondere la patologia. Il Medico può inoltre consigliare al paziente di effettuare deposito e crioconservazione del liquido seminale, al fine di poter assicurare la procreazione in futuro. Bisogna tuttavia precisare che solitamente il testicolo malato non ha grande fertilità.
Dopo questo passaggio si può procedere con un intervento chirurgico esplorativo sul testicolo. Durante tale intervento – effettuato in sala operatoria – verrà svolto, qualora necessario, un esame istologico estemporaneo, al fine di individuare tempestivamente la natura della lesione e procedere quindi, in caso di positività tumorale, con l’asportazione del testicolo (orchiectomia).

L’intervento si serve di un accesso chirurgico inguinale (mai per via scrotale) per evitare la diffusione della patologia in altre aree del corpo. Anche la manipolazione stessa del testicolo durante l’intervento per prelevare un campione per l’esame istologico estemporaneo viene effettuata chiudendo prima i vasi del funicolo (clampaggio), proprio per evitare la diffusione nel sangue o nei linfonodi paraortici e paracavali di eventuali cellule tumorali. Una volta asportato il testicolo si può eventualmente procedere, previo accordo con il paziente, al posizionamento di una protesi, che rappresenta un importante supporto psicologico per il paziente, sebbene la motivazione estetica sia piuttosto relativa.

Dopo aver effettuato l’esame istologico definitivo, si definiscono eventuali terapie successive (radioterapia/chemioterapia), talvolta eseguite anche solo a scopo preventivo, specie se il paziente è particolarmente giovane, scagionandolo dunque da possibili ricadute a lungo termine.

A cura del Dr. Fabrizio Muzi

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