Terapia conservativa: pochi risultati, tante delusioni

La terapia conservativa offre un discreto numero di opzioni, anche se i risultati in letteratura del solo arresto dell’evoluzione della patologia con queste metodiche, a volte usate in sinergia, si attesta intorno al solo 60%. I miglioramenti sono ancora più in percentuale ridotti e a volte correlati con un lungo percorso terapeutico.
L’assunzione di vitamina E è utile nella prevenzione dell’insorgenza della IPP, oltre a facilitare e rendere efficace la terapia farmacologica indotta con ionoforesi. Va sottolineato che sono rari i casi di completa calcificazione della placca di conseguenza esiste un buon margine terapeutico.
Per quanto riguarda le cure, si utilizzano terapie farmacologiche generali oppure trattamenti locali come la terapia con laser ad ultrasuoni, o l’infiltrazione di farmaci all’interno della placca (cortisonici depot o calcioantagonisti come il verapamil )per far regredire la calcificazione il cui obiettivo è soprattutto quello di ridurre i sintomi ed arginare l’evoluzione della malattia)
In generale, quanto prima è effettuata una corretta diagnosi, tanto migliori saranno i risultati che è possibile aspettarsi delle terapie.
La malattia nei casi più gravi può portare a deficit erettili tali da impedire la penetrazione o erezioni dolorose, in questi casi solo l’intervento chirurgico con l’eventuale applicazione di una protesi peniena o una corporoplastica che corregga la curvatura può portare a miglioramento della sintomatologia.
Arriva la carbossiterapia, nuova opzione terapeutica che trae origine nell’ambito della medicina termale
Dal 1932 alle terme di Royat a Clermont-Ferrand (Francia) tale terapia é stata utilizzata in pazienti affetti da vasculopatia periferica un numero molto elevato di soggetti (90000 pazienti) e gli studi effettuati in tale ambiente hanno mostrato un presunto positivo effetto negli arteriopatici con un aumento del tempo di marcia e nel trattamento del fenomeno di Raynaud.

Lo stress ossidativo e la formazione di numerosi radicali liberi dell’ossigeno e del ossido nitrico sostengono l’infiammazione, inibendo l’attività degli antiossidanti e favorendo la fibrosi con accumulo di collagene di tipo III, alterazione del TGF beta, perdita della inibizione da contatto, rilascio di prostaglandine e di altri mediatori dell’infiammazione coinvolti in molti dei processi infiammatori del nostro corpo.

L’IPP e l’invecchiamento sono condizioni accomunate da una spiccata attività fibroblastica con una produzione abnorme di fibre di collagene a discapito di fibre elastiche, con alterazione microstrutturale della microarchitettura cavernosa e talora assiociata a deficit erettile.

È ipotizzabile che l’impiego della carbossiterapia possa inibire il processo di “collagenizzazione” che si verifica nell’IPP e nell’invecchiamento, con miglioramento della circolazione sanguigna arteriosa nei corpi cavernosi.

La carbossiterapia si mostra una terapia efficace e di semplice somministrazione, sicura, priva di rischi ed effetti collaterali.

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