Nerofumo cancerogeno dai toner e tumore alla vescica: un altro nemico che colpisce dopo decenni?

Nerofumo cancerogeno dai toner e tumore alla vescica: un altro nemico che colpisce dopo decenni?

Stampanti e fotocopiatrici finiscono regolarmente sotto i riflettori degli scienziati. Al centro delle preoccupazioni sono quelle polveri sottili rilasciate nell’aria a ogni uso. Così necessarie per il lavoro quotidiano, queste macchine sono davvero pericolose per la nostra salute?  Bisognerebbe valutare i casi di sovraesposizione nei soggetti che stanno a lungo a contatto con il toner. Il pulviscolo spesso penetra nel nostro organismo attraverso l’apparato respiratorio fino ad arrivare agli alveoli creando episodi infiammatori che rischiano di cronicizzarsi.

In realtà la tossicità di queste sostanze non è da considerarsi solo per via respiratoria dal momento che gran parte di esse possono passare attraverso gli strati della pelle, finendo nel torrente ematico per poi accumularsi nei “filtri” cioè nei reni e infine in vescica.

Cosa rende il toner cancerogeno? Il nerofumo è la risposta

L’elemento nocivo dei toner è il “nerofumo”,  un materiale composto di carbone polverizzato prodotto da una pirolisi controllata di idrocarburi. Questa sostanza è tristemente conosciuta ai portuali di Genova che sollevarono il caso denunciando diversi casi di tumore alla vescica. Gli epidemiologi dell’istituto di Genova dimostrarono la correlazione tra  le patologie tumorali a carico della vescica e questa sostanza, che veniva trasportata in sacchi di carta spesso rotti.

Il problema è che questi tumori hanno un’evoluzione molto lenta, anche oltre dieci anni.

Dimostrare il nesso di causalità non è così semplice, anche se sappiamo che stampanti laser e fotocopiatrici sono apparecchiature in grado di produrre polveri ultrasottili nocive, gas volatili organici (benzene, formaldeide, ozono etc.) e materiali di abrasione (come selenio, cadmio, nichel e polveri di toner): data la enorme diffusione di tali apparecchiature, l’aria respirata diventa più inquinata rispetto all’aria esterna.

Lavorare accanto a stampanti in funzione equivale a respirare fumo di sigaretta, lo dice la scienza.

Una ricerca scientifica australiana, pubblicata sulla rivista dell’American Chemical Society, ha detto che lavorare accanto a una stampante o a una fotocopiatrice in funzione, equivale a inalare fumi di sigaretta o a respirare gas di scarico di ingorgo stradale. Nel caso di Genova il tumore derivò non da inalazione, ma da assorbimento cutaneo.

Dal punto di vista della tossicità, le polveri dei toner sono classificate come polveri inerti, anche se studi su animali hanno evidenziato reazioni infiammatorie delle vie respiratorie e dei polmoni e la letteratura scientifica riporta solo casi particolari ed episodici relativi a disturbi specifici causati dall’esposizione alla polvere di toner, come ad esempio allergie a carico delle vie respiratorie superiori (rinite allergica) e delle vie respiratorie inferiori (asma bronchiale).

I risultati di altri casi studio alla ricerca del nesso causale cancro-nerofumo

  • Uno studio caso-controllo eseguito a Taiwan su 74 lavoratori esposti e 69 lavoratori non esposti, non ha evidenziato una significativa associazione tra i disturbi acuti o cronici delle vie respiratorie e il lavoro con le fotocopiatrici
  • Uno studio caso-controllo svolto in Giappone su 809 soggetti esposti professionalmente alle polveri di toner e 805 soggetti non esposti non ha evidenziato differenze significative tra soggetti esposti e non esposti, a livello di sintomatologia, test di funzionalità polmonare, analisi del sangue e parametri biochimici
  • Uno studio internazionale che ha coinvolto 33mila addetti alla produzione di fotocopiatrici e al servizio clienti, non ha rilevato un maggiore rischio di mortalità per neoplasia maligna, tumore ai polmoni, malattie delle vie respiratorie e dell’apparato cardiocircolatorio

Purtroppo la lentezza di sviluppo dei tumori è un grosso limite. In qualche modo la stessa cosa si è verificata quando si è studiato l’effetto cancerogeno delle tinte per capelli: se il follow Up è limitato a pochi anni non è facile individuare il nesso causale fra esposizione chimica e tumore.

Oggi, grazie alle nuove tecnologie, alle ricerche con  più elevate competenze degli studiosi, si è riusciti a far sì che tale tematica sia affrontata in condivisione con un pubblico più vasto.

I 4 pericolosi cancerogeni liberati dalle apparecchiature di stampa

I centri di ricerca internazionali hanno evidenziato in opportuni simulatori-ambientali le reali emissioni degli apparati di stampa laser: oltre alle sostanze già citate, sono stati individuati altri 4 materiali cancerogeni liberati normalmente dalle apparecchiature di stampa: questi sono il benzene, la formaldeide, lo stirene e l’ossido di titanio.

  1. Il benzene è un composto chimico la cui inalazione a determinati tassi può provocare sonnolenza, vertigini, tachicardia, mal di testa, tremori, stato confusionale, perdita di coscienza o addirittura la morte se il tasso è molto elevato. Il benzene rappresenta un contaminante ambientale e può esercitare azione mutagena.
  2. La formaldeide, uno tra i più diffusi inquinanti di interni, la sua ingestione o esposizione a quantità consistenti sono potenzialmente letali. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) sin dal 2004 ha inserito la formaldeide nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per la specie umana.
  3. Lo stirene, sostanza la cui esposizione a concentrazioni superiori (200-400 ppm) causa irritazione transitoria delle mucose congiuntivali e nasali e frequentemente cefalea, vertigini, sonnolenza, turbe della memoria diminuzione dei riflessi; a 500 ppm è costante l’irritazione congiuntivale delle prime vie aeree ed è frequente la tosse. Lo stirene è stato riconosciuto ufficialmente come cancerogeno dal giugno 2011.

Pertanto il problema relativo al toner sta nella presenza, al suo interno, di sostanze cancerogene e mutagene di prima classe, ossia sostanze note per i loro effetti sull’uomo e per le quali esistono prove sufficienti per stabilire che sono causa dello sviluppo di tumori e alterazioni genetiche.

Come avviene il contatto con le sostanze cancerogene, anche a macchina spenta?

Il contatto con tali sostanze può avvenire attraverso l’inalazione, l’ingestione o il contatto con la pelle e lo stesso può succedere anche a macchina spenta, dacchè queste micro-polveri navigano nei movimenti d’aria naturali o forzati dell’ambiente.

Una volta entrate nel nostro organismo le nanopolveri provenienti dalle emissioni delle stampanti si possono trovare nel sangue già dopo circa un minuto e di seguito possono raggiungere tutti gli organi (fegato, reni, ecc.).

Esiste una tecnologia in grado di sostituire il toner?

Al momento non esiste una tecnologia in grado di sostituire il toner. Sono stati fatti comunque dei tentativi, attraverso lo studio di soluzioni alternative, più ecologiche; è stato introdotto il Bioblack, un toner a base di soia, il quale però era composto solo da circa il 34% di soia, mentre la restante parte aveva la stessa composizione di un normale toner.
Le particelle che compongono il toner, inoltre, godono della fastidiosa caratteristica di non essere biodegradabili.

Per quante precauzioni si possano adottare, rimane sempre il problema del forno fusore degli apparecchi di stampa, poichè questo emette benzene, formaldeide e ozono durante la sua attività.

Il mondo digitalizzato ci salverà?

Chissà magari invece di pensare ad un’alternativa al toner, si potrebbe cominciare a pensare un futuro privo di carta nel rispetto quindi degli alberi del nostro pianeta e di conseguenza senza inchiostro passare quindi è una realtà molto più digitalizzata e molto meno cartacea. In questa maniera potremmo arrivare a rispettare di più il nostro pianeta e di conseguenza rispettare anche le nostre vite.

Una raccomandazione comunque a tutti i possessori di stampanti e a coloro che si trovano a lavorarci vicino per molte ore tutti i santi giorni può essere sicuramente quella di porre la stampante in direzione di una corrente d’aria in maniera tale da poterne disperdere le polveri. Si può anche pensare di accentrare il lavoro su un’unica stampante grazie la tecnica wireless per cui la stampante può trovarsi chiaramente in un locale lontano dai lavoratori.

Chissà forse le piccole precauzioni di oggi possono evitare problemi domani, mentre magari continuiamo a sognare un mondo PaperLess di sicuro più ecosostenibile.

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